mercoledì 20 febbraio 2013

L'oro della Grecia

Continuo a pubblicare i post di Francesco Moretti che potete comunque trovare sul suo blog:
http://sopravvivereingrecia.blogspot.gr/

Qui in Grecia è tutto fermo. Solo i governanti parlano di una possibile ripresa e di uno sviluppo che noi, i non appartenenti alla casta degli eletti, non vediamo neanche sforzandoci. Le tasse sono tante, ogni giorno ne inventano di nuove e con i tagli incredibili che hanno fatto a stipendi e pensioni è diventato impossibile mantenere il ritmo. Si stima che la disoccupazione nel solo settore privato sia arrivata al 60%....e io vi parlerò dell'oro.

In mezzo a questo deserto di negozi che chiudono c'è un'attività in controtendenza che radicandosi proprio sulla disperazione e sul bisogno della popolazione sta facendo "affari d'oro". Qui in Grecia nascono come funghi i negozi che offrono contanti in cambio dell'oro, si possono portare gioielli di famiglia vecchi e nuovi, monete, denti e protesi odontoiatriche, orologi e ogni cosa che contenga oro e che possa essere pesata e scambiata col denaro. Spesso in una singola strada si possono contare tre o quattro di questi negozi, quando raramente vedi ristrutturare un fondo commerciale chiuso per via della crisi puoi star sicuro che vi aprirà uno di questi "Compro oro". Da mesi è così e questo fenomeno non è limitato alla sola Atene ma a tutta la Grecia.
Alcuni giorni fa la questione è stata sollevata in parlamento e siamo venuti a sapere che aprire un'attività del genere è una cosa molto facile, non servono particolari permessi, nel giro di un giorno o due si hanno le carte in regola per aprire i battenti. Non esiste nessun, dico nessun controllo sulle bilance preposte alla pesa dell'oro, quindi è facile manometterle. Non vi è nessun controllo sulla provenienza di tutto questo oro che arriva in maniera giornaliera nelle mani di questi commercianti, facile immaginare che una cospicua parte potrebbe essere proveniente da furti in abitazioni e soprattutto non vi è nessun controllo sulle quantità di oro che raccolgono e sugli introiti legati a questo commercio. Chi in questo deserto economico ha una grande quantità di soldi in contanti può aprire un "Compro oro", nessuno chiederà da dove vengono questi soldi.

E' ancora l'oro il protagonista di questa seconda parte dell'articolo, non quello dei vecchi gioielli e dei denti del nonno, ma quello che è ancora sotto terra, quello che ancora va estratto. La Grecia, per chi non lo sapesse, ha anche una grossa e antica miniera d'oro. Nella zona della Chalkidiki ( χαλκός significa rame – la zona si trova a nord della Grecia, vicino a Sallonicco. Le tre penisole di cui una è il famoso Monte Athos, la penisola dei monasteri ) ci sono giacimenti di oro famosi fin dall'antichità.
La zona delle tre penisole della Chalkidiki è una zona di rilevante pregio ambientale, la combinazione tra foreste e mare cristallino ne fa un oasi di bellezza unica.
Sotto queste foreste secolari sono stati stimati giacimenti per 3.590.000 once di oro pari a 102 tonnellate ovvero un valore di mercato di circa 6 miliardi di dollari, inoltre 736.000 tonnellate di rame che hanno più o meno lo stesso valore. Quindi un affare complessivo di circa 12 miliardi di dollari.
Per lunghi periodi lo stato ha dato in gestione l'estrazione dell'oro a varie aziende fino ad arrivare ai giorni d'oggi. Adesso la gestione è dell'azienda Ellenikos Chrissos che è controllata per il 95% dalla Eldorado Gold (multinazionale canadese) e per il 5% dalla AKTOR (un unione di imprese di costruzione greca) che fa riferimento all'impresario Bobolas.

Per ogni privatizzazione che vi è stata fino ad oggi in Grecia il copione è stato il solito, si svende al più basso prezzo possibile le ricchezze del paese e i prescelti che se le accaparrano vengono accolti come padroni e come padroni hanno il diritto di fare ciò che vogliono senza alcun rispetto per l'ambiente e la popolazione del posto. Davanti al Dio del denaro e al fantomatico sviluppo va bene tutto, e quando dico tutto, intendo tutto, fino ad arrivare al paradosso dove le parti sono invertite, chi porta il disastro ecologico e la morte è visto come salvatore e chi si oppone cercando di salvaguardare la propria salute e l'ambiente circostante è indicato come irresponsabile, disfattista e terrorista.
Prima della Ellenikos Chrissos l'appalto era stato dato ad un'altra azienda la TVX che nel dicembre del 2003 cesso l'estrazione dichiarando il fallimento e lasciando senza stipendio tutti i lavoratori. Vi furono varie manifestazioni dei minatori ad Atene davanti al ministero del lavoro e alcuni lavoratori si chiusero nella miniera per protesta attuando uno sciopero della fame. Fu in questo clima di emergenza che tre giorni prima che scadesse il bando per il nuovo appalto della miniera, venne formata l'azienda Ellenikos Chrissos. Lo stato assegnò direttamente l'appalto alla neonata azienda senza fare nessuna gara (come invece avrebbe dovuto fare), rilevò i diritti per l'estrazione dei minerali dall'azienda fallita pagandoli 11 milioni di euro e il giorno dopo le cedette alla Ellenikos Chrissos per la stessa cifra. Il nuovo appalto venne presentato dal governo come grande successo, soprattutto perché aveva salvato i posti di lavoro dei minatori. La nuova azienda appaltatrice si aggiudico un affare da 12 miliardi di dollari pagando 11 milioni di euro per i diritti.
In realtà dietro a questo accordo si cela un affare molto sporco, tant'è vero che l'Unione Europea esaminò i passaggi dell'accordo e oltre a trovare molte scorrettezze valutò che lo stato greco aveva di fatto svenduto i diritti estrattivi alla Ellenikos Chrissos. Su questo punto si basa la sentenza dell'Unione Europea che obbliga l'azienda appaltatrice a risarcire lo stato greco per altri 15,3 milioni di euro più gli interessi. Pensate che l'allora ministro dell'economia del governo Pasok, Giorgos Papakostantinou fece ricorso verso questa sentenza dell'Unione Europea evitando così che una azienda privata risarcisse lo stato greco. Di fatto Papakostantinou usò il suo ruolo di ministro e rappresentante dello stato per favorire una azienda privata ai danni dello stato stesso. Da notare che lo stato greco a quel momento era già fallito.
La Ellenikos Chrissos vuole fare due tipi di intervento per l'estrazione, uno in superficie e l'altro nel sottosuolo. Quello in superficie avrà un diametro di 700 metri e una profondità di 200 metri, mentre per l'intervento sotterraneo faranno un tunnel a spirale lungo 25 km che si spingerà fino ad una profondità di 770 metri. Per fare questo verrà prosciugata la zona, verranno deviate le falde acquifere provocando una catastrofe ecologica che non sarà circoscritta alla sola area della miniera.
Ovviamente l'interesse dello stato, che spesso coincide perfettamente con quello dei privati non può stare a sentire le proteste degli abitanti che si vedono inquinare il proprio ambiente con il materiale di risulto, che vedranno aumentare le percentuali di morte da tumore grazie ai prodotti chimici, i metalli pesanti e le particelle che circoleranno nell'atmosfera ecc.. Cosa volete che gli importi delle raccolte di firme, delle fiaccolate, dei cortei e delle giornate di studi sul problema ecologico. Tutto è relativo e soprattutto inferiore all'interesse verso lo sfruttamento dell'ambiente e delle sue risorse.
L'estrazione dell'oro e la successiva raffinazione causano un grande inquinamento, vengono usati prodotti chimici molto pericolosi (cianuro) e soprattutto si produce una grossa quantità di acqua inquinata che poi verrà riversata in mare. Un'attività del genere sarebbe dovuta essere vincolata a stretti parametri ecologici, ad un piano di smaltimento dei rifiuti tossici, a studi sull'impatto ambientale e invece niente di tutto questo viene fatto. Per le imprese che hanno messo le mani sopra a questo affare sarebbe un peccato intaccare i propri profitti rispettando l'ambiente e le popolazioni locali e poi chi se ne frega, queste multinazionali vengono da lontano, quando l'oro sarà finito se ne andranno così come sono arrivate, lasciandosi alle spalle il disastro.
E' ancora l'ex ministro dell'economia Giorgos Papakostantinou che questa volta con il nuovo governo del 2011 veste i panni del ministro dell'ambiente ad approvare i piani di sfruttamento minerario facendo l'ennesimo favore alla Ellenikos Chrissos. Dopo ventuno giorni da ministro dell'ambiente approva la concessione per 1788 acri da destinare alla miniera di Skuria (nel centro di una foresta secolare incontaminata) e da il permesso per avviare le perizie su altri tre potenziali siti da aprire nella zona.
L'ambiente e l'uomo pagheranno un prezzo altissimo per cosa? Per quale motivo? Non si possono nascondere neanche dietro la scusa dello sviluppo. Il prezzo da pagare in termini di danno ambientale è enorme, specie se confrontato con i pochi posti di lavoro che offre. Tutto il resto dell'economia della zona legata alla montagna e ai boschi, il turismo, la pastorizia, le apiculture, la pesca in mare e gli allevamenti di pesce e frutti di mare ecc...saranno definitivamente rovinate da questo intervento. Anche i lavoratori della miniera vedranno distrutto il proprio ambiente, solo che loro avranno uno stipendio in cambio di questa distruzione.
Non c'è nessun investimento fatto sul territorio, non verrà lasciato niente di buono per il futuro, queste aziende sono andate li per levare, per succhiare dalla terra qualcosa a cui l'uomo ha dato un alto potere simbolico legato ai soldi.
Chi si illude che lo stato greco e (in teoria la popolazione greca) abbia una percentuale di guadagno dalle attività estrattive si sbaglia di grosso. Grazie ad una legge fatta durante la Dittatura dei Colonnelli le ditte appaltatrici non sono tenute a dare un centesimo allo stato di tutta la ricchezza che avranno grazie all'estrazione dell'oro. Nessun governo dal 1974 oggi ha cambiato questa legge.

Pochi giorni fa, notte tempo, circa una cinquantina di persone a volto coperto hanno fatto irruzione nello stabilimento e hanno distrutto tutto ciò che si trovavano davanti. Con bottiglie molotov hanno bruciato camion, macchinari e uffici di questo sito estrattivo. Sconosciuti sono gli autori di questa azione che è stata documentata dalle telecamere di sicurezza.
Lo stato che per lungo tempo non ha avuto, né occhi, né orecchie davanti alle proteste degli abitanti si è subito risvegliato e se ancora non conosce gli esecutori del raid notturno, conosce invece bene tutti coloro che hanno posto come primaria la questione ecologica e gli addita come mandanti.

Dal governo, dove evidentemente vedono il degrado ambientale come naturale evoluzione dello sviluppo si sono lamentati chiedono: Come possiamo pensare che qualcuno venga a investire in Grecia se accadono queste cose? Subito è partita la repressione, arresti, perquisizioni, schedatura di massa verso coloro che con coraggio e costanza hanno difeso per anni il loro ambiente a volto scoperto.
La questione sta creando una sorta di guerra civile nella zona tra chi non accetta la distruzione totale dell'ambiente e la perdita del proprio lavoro grazie alla catastrofe ecologica e chi invece lo ritiene un prezzo equo da pagare per mantenere il proprio posto di minatore o perchè come amministratore pubblico ha un suo personale guadagno da questo investimento privato.
Ancora una volta lo stato non si preoccupa di salvaguardare il proprio territorio e di tutelare la salute dei propri cittadini ma pone come unico e primario interesse la repressione e la criminalizzazione di chi si batte per un altro tipo di sviluppo che non significhi distruzione dell'ambiente.

venerdì 8 febbraio 2013

Arrestati e torturati dalla polizia...è successo in Grecia.

da:  sopravvivereingrecia.blogspot.gr
Sopravvivere in Grecia, cronaca di una crisi: Arrestati e torturati dalla polizia...è successo i...:

Arrestati e torturati dalla polizia...è successo in Grecia. Cos'è la dittatura? Come si manifesta? Come si stabilisce l'inizio e la fine di essa?
La Grecia può contare un buon numero di dittature, la più recente e forse la più conosciuta è stata quella detta "Dittatura dei Colonnelli", altrimenti più nota come "Giunta" (η Χούντα). La dittatura militare capitanata da Giorgos Papadopoulos che è iniziata nell'aprile del 1967 e che fino al 1974 vide un susseguirsi di governi militari anticomunisti. Due fatti determinarono la fine di quest'ultima dittatura, i tragici fatti del Politecnio di Atene dove i carri armati dell'esercito fecero irruzione nell'università, travolgendo i cancelli del Politecnio e schiacciando molti studenti che si trovavano nel cortile dell'università e successivamente l'occupazione di Cipro da parte della Turchia. 
Per gli storici è molto comodo collocare un evento politico assegnando una data d'inizio e una di fine, ma spesso non è così, spesso la realtà è molto più complicata. Ci sono dittature che non iniziano con un golpe, non c'è un giorno preciso dove al mattino ci svegliamo e vediamo che in strada circolano dei carri armati. Non in tutte le dittature siamo costretti a vestire i nostri figli con i "pantaloni zuava" e a farli partecipare alle adunate dei "Giovani Balilla".
Le dittature hanno cambiato forma, si sono evolute pure loro, vi sono molte dittature che non vengono mai dichiarate, ma al contrario gli stessi dittatori sono coloro che rappresentano le istituzioni degli stati "Democratici". Queste dittature sono portate dentro alle nostre case dall' informazione di quei giornalisti che ne fanno parte. Con la stessa violenza di un carro armato che sfonda un cancello e schiaccia coloro che vi sono dietro, questa informazione entra nei salotti, esce dalle televisioni e dalle radio. Ci sono dittature che durano anni, altre mesi, altre giorni, altre molto brevi...minuti. Perché, cos'è la dittatura?
Non è solo la sovversione delle regole democratiche ma anche la successiva impunità di coloro che le hanno sovvertite. La dittatura è quando gli organi addetti al rispetto di queste regole sono gli stessi che le sovvertono e gli stessi che le sovvertono sono gli stessi che dovrebbero giudicare e punire chi le ha sovvertite.
Dittatura è affamare il proprio popolo, andare contro i diritto costituzionale, privarlo del diritto alla salute, al lavoro, all'istruzione, privilegiare con leggi e provvedimenti gli interessi di alcuni a svantaggio degli interessi dei molti.
Dittatura è distruggere la dignità umana, criminalizzare con leggi liberticide e razziste lo straniero, il diverso, il più debole.
E ancora, dittatura è imporre una vita di stenti al proprio popolo e impedirli di protestare, di manifestare il proprio dissenso. Dittatura è usare oggi una legge fatta durante le ditatture, (επιστράτευση ovvero la chiamata alle armi, i lavoratori vengono direttamente precettati da degli organi militari) per impedire e ostacolare il diritto di sciopero a dei lavoratori esasperati e poi, farli tornare a casa la sera e presentare in televisione un sondaggio dove si afferma che va tutto bene così, che la gente è soddisfatta e che il governo ha ripreso popolarità.
Dittatura è l’uso sistematico del governo dello “stato di emergenza” (questa particolare procedura dovrebbe essere usata solo in estremo caso di bisogno ed emergenza come ad esempio terremoti e calamità naturali) per far passare i provvedimenti economici con il solo voto del governo e non di tutto il parlamento.

Alcuni giorni fa, in Grecia, sono stati arrestati e torturati quattro ragazzi. Preciso che questo è avvenuto in Grecia e non in Iran perché da un po' di tempo a questa parte ci sembrava quasi incredibile che certe cose potessero succedere in un paese che si vanta di essere democratico, che scrive sulle porte delle proprie istituzioni "Ελληνική Δημοκρατία" (democrazia greca). Dico questo, non tanto perché queste cose non siano avvenute anche in un recente passato, ma per come questa volta siano direttamente e apertamente rivendicate da organi istituzionali dello stato come la polizia


 
 I volti di due dei quattro ragazzi arrestati. 
 

Questi quattro ragazzi sono stati arrestati per rapina a Kozani (nord della Grecia), sono stati portati nel posto di polizia della città e ne sono usciti tumefatti dalle percosse che hanno ricevuto. Questi quattro ragazzi si sono dichiarati anarchici.
Non voglio assolutamente commentare se rapinare una banca a scopo politico sia giusto o meno, se sia una forma condivisibile di rivalsa verso gli interessi delle banche e quindi del capitalismo. Chi lo fa si assume le proprie responsabilità.
Ciò che invece voglio commentare è come in uno stato che basa le sue regole sulla democrazia possano succedere questi abusi, queste torture. Come possa uno stato democratico lasciare il giudizio e la relativa punizione nelle mani di un gruppo di poliziotti. Questi quattro ragazzi sono stati brutalmente pestati e successivamente fotografati per rendere palese il trattamento che hanno ricevuto. I loro volti macellati sono stati fatti vedere in televisione, ma non come denuncia di un abuso, ma come monito verso la società. Con queste foto si vuole apertamente comunicare che tutti, chi più e chi meno, corriamo un pericolo.
Il pericolo di incappare in un vuoto di democrazia, in un momento spazio-temporale dove le regole democratiche non esistono e vengono sostituite dall'abuso e dalla violenza.
E subito dopo l'altra violenza, quella dei giornalisti che fanno parte di queste "dittature spazio-temporali" che usano la parola "antiautoritario" come sinonimo di "terrorista". Poi i commenti degli opinionisti e dei politici del governo che vedono ciò che è successo a questi ragazzi come naturale evoluzione dell'arresto per rapina. Mille sono i discorsi e le sfumature, le motivazioni e le considerazioni sull'accaduto, tutti si riempiono la bocca con la parola "legalità", e più corrotti e mafiosi sono e più la usano.
Questo avvenimento mi riporta a più di dieci anni indietro nel tempo, alla dittatura spazio-temporale di Genova, durante i tre giorni del G8. Anche in questo caso le forze dell'ordine vennero lasciate libere di esprimersi sia in piazza che dopo, nelle caserme e nelle prigioni. La tortura fisica e psicologica si sostituì alle regole democratiche e ai diritti umani. Allo stesso modo vedemmo l'allora ministro degli interni Scajola che nel Parlamento Italiano esprimeva solidarietà e rispetto verso l'operato delle forze dell'ordine che "...con abnegazione hanno compiuto il proprio dovere."
Devo dire che il governo greco ha un'idea piuttosto bizzarra di legalità, la punizione e l'ordine, l'ossessione per la legalità si manifestano a sprazzi, in maniera distratta e discontinua, e mentre da una parte si bastonano i lavoratori e gli studenti in sciopero e si sgomberano i centri sociali, si  permette che quasi giornalmente venga ucciso un immigrato nel centro di Atene per ragioni razziste, dall'altra si permette che alcuni squilibrati sparino pubblicamente colpi di arma da fuoco in aria nel centro della città. 
Questo è successo pochi giorni fa ad Atene in occasione dei funerali dell’ex-dittatore Nikolaos Dertilis. 
Oltre ad essere tra coloro che ha ideato e organizzato il golp militare in Grecia e la successiva “Dittatura dei Colonnelli” questo "stinco di santo" si è distinto come assassino a Cipro, organizzando una serie di omicidi tra la popolazione turco-cipriota, omicidi che hanno portato prima alla divisione e all’odio tra le due comunità di Cipro (turco-cipriota e greco-cipriota) e successivamente hanno provocato l’invasione di Cipro da parte della Turchia. E’ morto di vecchiaia ultra ottantenne, dopo aver passato gli anni dal 1974 ad oggi nel carcere dove scontava una pena per aver ucciso. Chiaramente non è possibile stimare quante persone abbia torturato e ucciso, ma fu processato per l’assassinio di uno studente fuori dal Politecnio avvenuto il 18 novembre 1973. Al suo funerale hanno partecipato in massa tutti i parlamentari di Chrisi Avghi e i relativi militanti di questo partito. Nell'euforia generale dei nostalgici della dittatura alcuni hanno tirato fuori delle pistole è hanno onorato la salma dell'ex-dittatore con numerosi spari in aria (questa pratica degli spari in aria è molto nota a chi ha vissuto la "Giunta", ha una sua tradizione di minaccia e di terrore). A fine del funerale un vescovo della chiesa ortodossa, evidentemente molto fanatico della democrazia e del libero pensiero ha commentato la figura di Nikolaos Dertilis come grande personaggio mettendolo sullo stesso piano di Socrate e Kolokotronis (eroe nazionale greco). 
La piazza era affollata da personalità della chiesa, della politica e da numerosi poliziotti ma....le forze dell’ordine non sono riuscite ad identificare nessuno dei responsabili degli spari e quindi resteranno ancora sconosciuti i nomi di questi pistoleri nazi-fascisti.


7 febbraio 2013 

sopravvivereingrecia.blogspot.gr

lunedì 14 gennaio 2013

Sophia Antipolis


"Alessandra in mezzo ai numeri" acquarello su carta, 2012, di Andrea Izzo

“Vai a vivere in Francia?! Se cerchi fama, vai al nord; se cerchi soldi vai al centro; se cerchi guai, vai al sud.”
Così chiosò Ahmed, il franco-algerino che mi sostituì sul lungo Fersina quando lasciai Trento per la Costa Azzurra.
Partii per Francia con la jeep del babbo stipata di libri, pennelli, maglioni e pignatti. In tasca una cartolina con su un indirizzo e una chiave attaccata con lo scotch. Il primo alloggio fu l'appartamento di una collega in vacanza. Ad essere attaccata con lo scotch in quella casa non c'era solo la chiave, ma anche “l'impianto” a gas e le finestre dell'abbaino da cui andavano e venivano un paio di affezionate famigliole di piccioni. Ma il tutto si integrava a meraviglia col clima medioevale della casa e del paesino di Valbonne.

Tra Valbonne e il mare c'è Sophia Antipolis, dove lavoro.
Sophia Antipolis è un paese inesistente: si può passeggiare ore per le sue vie senza mai arrivarvi, non ha una piazza, un bar, una via principale. Ciononostante a Sophia Antipolis c'è tutto ciò di cui la società moderna non può più fare a meno. Alcuni scrittori la definiscono la Silicon Valley europea: un enorme parco naturale dove tra cinghiali, ranocchie, bisce e zanzare si mimetizzano centri di ricerca ultramoderni scollegati tra loro e dalla realtà.
A Sophia Antipolis la ricchezza viene esibita con una discrezione degna del benessere consolidato, secondo una di quelle regole non scritte che i nuovi ricchi dell'era dell'informatica e della finanza si sono imposti entrando nel nuovo millennio. I blocchi di uffici in cemento, le ville tra piscine e giardini sono ben distanziati tra loro, separati da boschi artificiali. Nelle rare giornate di nebbia, il parco tecnologico sembra un miraggio, una città virtuale apparsa come per magia nell'aria profumata di pino, la visione di una nuova Versailles durante uno spettacolo di son et lumière.
Gli abitanti di Sophia Antipolis non hanno tempo di ubriacarsi in compagnia, di litigare con la fidanzata, di fare la spesa per cucinare, di stare con gli amici, non hanno il tempo nemmeno per farseli gli amici. Non ci sono energie da sprecare per l'amicizia, la rabbia, la gelosia, il pregiudizio, e le riflessioni più mature che ne seguono. Non c'è nessuna delle tensioni sociali che ci costringono a riconoscere la forza o la debolezza degli altri, i nostri obblighi e i nostri sentimenti nei loro confronti. A Sophia Antipolis non c'è nessuno di quegli scambi emozionali che ci danno il senso di chi siamo. Nessuna attività ricreativa, nessuna vita di comunità, nessuna attività sociale. Il lavoro fornisce a se stesso lo svago necessario. Se stai brevettando la macchina per la lettura del pensiero o progettando dove posizionare le antenne per intercettare i segreti militari di una nazione nemica, o puntualizzando i dettagli per sparare nello spazio un satellite di ultima generazione, perché perdere tempo a lanciare una pallina di gomma di là dalla rete? Questo possono farlo i bambini. Sì, questa technopolis è incredibilmente adulta, civile e praticamente sterile. Non mi è chiaro se alla gente piace davvero così. Tra le 5 e le 7 di sera c'è il fuggi fuggi generale. Chi vive a Sophia Antipolis va a chiudersi nel suo loculo a consumare qualcosa di già pronto davanti al computer. Chi vive fuori abbandona la postazione il più in fretta possibile per ritornare alla propria tana dove regalarsi il lusso e l'eccezionalità di una vita
normale.

Proseguendo verso il mare si arriva ad Antibes, Cannes, Nizza. Città dove il lusso viene gestito alla maniera dei Savoia svergognatamente ostentato da dozzinali nuovi re Sole incuranti dei tempi che cambiano. Ad alzarsi presto la Domenica mattina si possono vedere atterrare in mezzo al mare elicotteri di opulenti londinesi della finanza e arabi del petrolio per il loro appuntamento settimanale con la vetrina del porto di Antibes. Anche loro hanno bisogno del loro momento di tranquillità per prendersi un caffè cullati dalle onde del mare della Costa Azzurra e protetti dal lusso di una barca di 60 metri che, come una bandiera piantata dal primo astronauta sulla luna, se ne sta lì ormeggiata ogni giorno dell'anno a ricordare a tutti quei marziani che quella barca possono solo ammirarla, che ci sono valori nella vita per i quali vale la pena spendere una fortuna.

Valbonne, Sophia Antipolis, Antibes... e poi... il mare. Questo specchio d'acqua scintillante reso sorprendentemente azzurro da pulviscoli di calcare disciolti nelle sue acque. Uno specchio che riflette il cielo e la terra. Uno specchio che riflette noi e la società che abbiamo costruito. Dall'altra parte del mare, dalla stessa parte in cui mi trovo, assieme ai londinesi, le barche, le ville e il parco tecnologico c'è un altro mondo, un mondo che sopporta tutto questo e che sembra starsene lì in pace e fierezza a mostrarci, come in uno specchio, la vera faccia di questa specie di paradiso terrestre costruito da mani d'uomo. Come in ogni luogo dove il lusso ha perso ogni sorta di misura e di buon gusto, si coltivano, senza troppi rimorsi, eserciti di clochard senza tetto e senza sorriso. Mi piace la parola “clochard”, ricorda il suono delle campane. Sono gli eterni campanari che stanno lì a suonare alla porta dei nostri cuori, stanno lì a disturbarci, a minacciare il nostro benessere, giorno e notte, sotto quel campanile, a ricordarci che dall'altra parte dello specchio c'è il baratro e non il paradiso.
Sono talmente tanti che se si organizzassero potrebbero mettere in piedi un vero e proprio plotone e
sovvertire l'ordine costituito, e invece preferiscono una coperta ad una monetina, coperta che gli permetta di esercitare la propria libertà a vivere in un angolo di mondo separati da questa società troppo complicata. Mi chiedo se anch'essi non servano il sistema come tutti gli altri abitanti di questa nuova Eden. Anch'essi restano nascosti, come le ville o i centri di ricerca. Migrano da una zona della città all'altra in controcorrente al flusso dei turisti impellicciati.
A passeggiare per rue Jean Médecin a Nizza di Domenica pomeriggio sei il padrone protagonista di questo antico gioco di società tra ricchi e poveri, hai tutto a portata di vetrina, tutto lì a disposizione della tua carta di credito. Appena scende la sera puoi andare a cena sul lungo mare, lontano da rue Jean Médecin, e lasciare che i tuoi sensi siano accarezzati dalle più remote fantasie culinarie che un maître restaurateur possa aver pensato apposta per te e contemplare i riflessi del mare nel tuo calice di rosé d'annata. Appena scende la sera le vetrine di rue Jean Médecin, al di là delle quali avevi strisciato la tua carta di credito, vedono strisciare quei cartoni multiuso che fungono da giaciglio, coperta, ombrello, paravento e a volte paracalci. Appena scende la sera, l'esercito dei clochards sconfiggerà, con un sol colpo di coperta, il potere che a fatica ti sei acquistato nel tuo pomeriggio mondano. Ti ricorderà che lui, con quei due spiccioli che in un momento di somma commozione e generosità hai lasciato cadere nel suo bicchiere di plastica senza nemmeno voltarti, senza nemmeno salutarlo e augurargli buona giornata o chiedergli come si chiama, da dove viene, perché è lì... sì... lui con quei due spiccioli che hanno appagato i tuoi sensi di colpa perché almeno questa sera grazie a te e alla tua bontà potrà ingozzarsi con un sano pasto caldo e riempirsi la pancia... lui, con quei tuoi due spiccioli, è libero di comprarsi una birra ed ubriacarsi! È libero di starsene lì a farti indignare e a prendersi gioco di te fino a quando la tua commozione non si specchierà nel mare e rivelerà il suo vero volto, armerà il tuo braccio e ripulirà la strada da “certa gente” che spreca la tua carità in bottiglie d'alcool, e rue Jean Médecin splenderà di nuovo e sarà pronta per la corsa all'oro del lunedì mattina di tutti i tuoi simili.

Dalla stessa parte dello specchio c'è chi è libero di spendere tutto quello che ha per ubriacarsi, chi di sprecare il proprio tempo a contemplare il mare con un costosissimo bicchiere di rosé e chi il tempo di ubriacarsi lo ha venduto al parco tecnologico in cambio di una firma elettronica che attesti il suo stato di adulto civile.

“Se cerchi fama, vai al nord; se cerchi soldi vai al centro; se cerchi guai, vai al sud.”
Chissà da quali guai scappava Ahmed, quando lasciò Nizza per Trento. Della fuga da Algeri a Parigi ha solo i ricordi di sua mamma. A 16 anni, con la truffa, ha ottenuto la patente francese. A 23 si è laureato. Ora ha 26 anni ed è il direttore di un Mc Donald della periferia trentina. Quando gli feci vedere l'appartamento dove abitavo mi disse che a lui la libertà non la toglierà mai nessuno.

Dopo due anni nel parco tecnologico di Sophia Antipolis riparto, con la jeep del babbo, stipata di libri,
pennelli, maglioni e pignatti. Mi porto negli occhi lo specchio del mare che come i pulviscoli di calcare che lo rendono così azzurro mi si è incrostato addosso. Con quali altre croste dovrò fare i conti domani?

mercoledì 5 dicembre 2012

Ma non si stava parlado di pace?


COMUNICATO STAMPA
L'esercito israeliano demolisce la moschea di al Mufaqarah, nelle colline a sud di Hebron

4 Dicembre, 2012
At-Tuwani
Martedì 4 dicembre alle ore 6.30 del mattino due bulldozer seguiti da un veicolo della Border Police, 4 automobili del District Coordination Office (DCO) e 5 camionette dell'esercito sono giunti nel villaggio palestinese di al Mufaqarah e hanno demolito la moschea.
La moschea era stata demolita dall'esercito israeliano un anno fa, il 24 novembre 2011. Lo scorso ottobre gli abitanti del villaggio avevano appena finito di ricostruirla.
Il villaggio di al Mufaqarah si trova in area C, sotto controllo amministrativo e militare israeliano. All'interno di quest'area ogni costruzione deve essere approvata dall'amministrazione israeliana. Secondo un rapporto dell'ONU, costruire è vietato su circa il 70% della Cisgiordania, con il 30% rimanente in cui vengono applicate tutta una serie di restrizioni che eliminano di fatto la possibilità di ottenere un permesso.
Mentre nei villaggi palestinesi dell'aerea C continua la politica di demolizioni, nel vicino avamposto di Avigayil, illegale secondo la stessa legge israeliana, i coloni costruiscono nuovi edifici. Queste costruzioni abusive vengono tollerate dall'esercito e dalla polizia nonostante le ripetute segnalazioni degli internazionali e attivisti israeliani.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell'area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto dell'incidente: http://snipurl.com/25rxbnq
Video dell'incidente girato da un palestinese: http://youtu.be/coRulIDuXvk
Il video di Operazione Colomba sarà disponibile a breve.

Per informazioni:
Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell'Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

lunedì 18 giugno 2012

giovedì 7 giugno 2012

IL 52% DEGLI ITALIANI CONTRO L'EURO E Ballarò li terrorizza

Fonte: http://sollevazione.blogspot.it/2012/06/il-52-degli-italiani-contro-leuro.html#more




Ieri sera c'era, martedì, su Rai3 c'era BallaròButtata lì, in maniera abborracciata, la questione della crisi dell'euro e dell'eventualità che si torni alle valute nazionali. Discorsi seri neanche uno. Già è tanto che se ne discuta, direte voi. Per niente. Guardando la trasmissione si è capito dove il Floris voleva andare a parare.

Ad un certo punto Paglioncelli mostra un sondaggio. Alla domanda è stato un bene o un male passare all'euro? Ebbene, il 52% degli interpellati ha risposto che è stato peggio.
I sondaggi vanno presi con le molle, ma che la maggioranza sia contro l'euro è una notizia enorme, tanto più se consideriamo che la stragrande maggioranza degli italiani accolse al tempo l'euro con ottimismo se non con entusiasmo.
Mi son detto, "questa sera si mette bene, Floris non fa lo zimbello come al solito".

Macché! Il cartello del Pagnoncelli era appena stato commentato che il Floris ne fa sbucare fuori un altro (vedi foto sopra). Che succederebbe se l'Italia tornasse alla lira?
La telecamera si sofferma sul cartello, fermo immmagine. Mentre il telespettatore punta la sua attenzione sul cartello, Floris legge con enfasi e perentorietà.
che succederà se torniamo alla lira.


Quattro risposte secche: (1) Svalutazione moneta dal 25% al 60%: lavoratori più poveri, (2) Esempio: un litro di latte passerebbe a 1,70 euro a 5mila lire, (3) Corsa agli sportelli bancari, fuga dei capitali, (4) Aumento dei tassi d'interesse, aumento del debito pubblico.


Quest'operazione è squallidamente intimidatoria, anziterroristica, tesa a spaventare la maggioranza degli italiani, a minacciarli, come i preti fanno promettendo l''inferno perpetuo ai peccatori. Un giornalismo davvero fetente, sleale, furfantesco!


Anzitutto perché Floris non ha detto chi abbia fatto queste fosche previsioni. Quale istituto? Quale organismo scientifico? Nessuno, ovviamente, solo paccottiglia del peggior giornalismo. Una scorrettezza intollerabile. Una mossa tanto più diabolica perché il cartello è stato mostrato sulla scia a quello del Pagnoncelli, ingannando quindi deliberatamente il telespettatore.


La cosa più grave è che tutte e quattro le asserzioni sono false, prive di ogni base scientifica.


(1) Tutti gli analisti, gli stessi studi delle maggiori banche europee prevedono, in caso di ritorno alla lira, una svalutazione (rispetto all'eventuale euro-marco tedesco) che può al massimo giungere al 20%. Ripetiamo, al massimo! mentre Floris ha posto il 20 come base minima della forchetta con il massimo del tutto strampalato del 60%.


(2) Che poi i lavoratori saranno più poveri, questa è un'altra bufala priva di ogni fondamento. Saranno più poveri ove la svalutazione innescasse un violento processo inflattivo. L'economia insegna che non c' alcun legame automatico tra svalutazione e inflazione. Come la svalutazione della lira dell'autunno 1992 mostrò (Governo Amato) alla svalutazione non corrispose affatto un aumento dei prezzi della stessa portata. Tanto più che, nel caso di inflazione, i lavoratori dipendenti potrebbero pur sempre difendere il potere d'acquisto, ad esempio con la scala mobile o più semplicemente strappando aumenti salariali.


(3) Un litro di latte passerebbe da1,70 a 5mila lire? Che idiozia! Vero è che un litro di latte potrebbe aumentare di prezzo rispetto ad oggi, ma solo ove dovessimo importarlo, ad esempio dalla Germania. Usciti dall'eurozona non dovremmo rispettare le quote latte e visto che il settori lattiero italiano è perfettamente in grado di soddisfare la domanda interna, non solo un litro non ci costerebbe di più, esso potrebbe costarci addirittura di meno (al netto dei costi per eventuali mangimi d'importazione), col vantaggio che rilanceremmo tutto il settore lattiero e caseario nazionale.


(4) Corsa agli sportelli? Fuga dei capitali? Ma un governo serio, un governo popolare d'emergenza, mentre riavvia la zecca per stampare le lire necessarie a sostituire gli euro e necessarie alla circolazione, per decreto, impedirebbe ogni fuga dei capitali impedendo alle banche di far ritirare ingenti somme di denaro, i depositi verrebbero congelati affinché passi la tempesta. Nel caso le banche dovrebbero essere chiuse, per una settimana almeno, e ai risparmiatori verrebbe concessa la facoltà di ritirare soldi agli sportelli automatici (riprogrammabili in remoto) per prelevare somme quotidiane modeste per acquistare beni di prima necessità.


(5) Aumento del debito pubblico e dei tassi d'interesse. Questa è un'altra fandonia. Sarebbe verità ove il ritorno alla lira fosse gestito dai medesimi servi della finanza che ci governano oggi. Decisi a restare nel circuito della finanza speculativa internazionale, a onorare i debiti, essi spremerebbero infatti ancor più il popolo lavoratore per pagarli. E' poi evidente che l'Italia, a lira svalutata, dovrebbe pagare interessi più alti per prendere soldi in prestito. 
Non sarebbe così ove il passaggio alla lira fosse gestito da un governo popolare. Questo ripudierebbe i debiti con la finanza internazionale (default programmato) e ristrutturerebbe la quota di debito che lo Stato ha con banche, enti e cittadini italiani. Nazionalizzando le banche verrebbe di fatto cancellato il debito verso di esse (lo Stato avrebbe un debito con se stesso) e per quanto riguarda i debiti con privati italiani, esso tutelerebbe il risparmio, diciamo sotto la soglia dei 200mila euro, allungando i tempi del rimborso e assicurando un tasso d'interesse fisso garantito. Le rendite in titoli di stato dei grandi redditieri subirebbero la stessa sorte con un significativo aumento delle imposte. Con le ingenti risorse risparmiate grazie a queste misure il tasso d'interesse, che sarebbe cresciuto per il periodo d'emergenza dettato dal passaggio alla sovranità monetaria e dall'inflazione scenderà e se non sarà tenuto troppo basso dalla Banca d'Italia sarà per l'eventuale necessità momentanea di sostenere la domanda di moneta italiana per incoraggiare l'afflusso di valuta straniera (necessaria per le importazioni).


Chissà quanto tempo dovrà passare affinché si possa spiegare, anche in Tv, questi concetti agli italiani. Per adesso la televisione è la principale arma di distruzione in massa di coscienze in mano ai dominanti.

mercoledì 23 maggio 2012

Sulla luna



Sulla Luna, per piacere,
non mandate un generale:
ne farebbe una caserma
con la tromba e il caporale.

Non mandateci un banchiere
sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte
per mostrarlo a pagamento.

Non mandateci un ministro
col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie
i lunatici crateri.

Ha da essere un poeta
sulla Luna ad allunare:
con la testa nella Luna
lui da un pezzo ci sa stare...

A sognar i più bei sogni
è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile
anche quando è disperato.

Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla Luna e sulla Terra
fate largo ai sognatori!

Gianni Rodari

martedì 22 maggio 2012

[ENG] - Summit Modern Money Theory, 24-26 Feb 2012 Rimini

English version of MMT Summit in Rimini February 24-26:

http://www.youtube.com/playlist?list=PL4997EAA9976B55E4












Sopravvivere in Grecia, cronaca di una crisi: Situazione in Grecia. Elezioni politiche. Quest...



Da: http://sopravvivereingrecia.blogspot.fr/


Sopravvivere in Grecia, cronaca di una crisi: Situazione in Grecia. Elezioni politiche.


Questo articolo è rivolto a lettori italiani ed è stato scritto per spiegare le posizioni dei vari partiti politici greci. Si descrivono le posizioni dei partiti storici come Pasok e Nea Dimokratia, la grande riscossa del partito di sinistra Siriza e gli inquietanti nuovi arrivi in parlamento come i nazi-fascisti di Chrisi Avghi. Come potete vedere sono molti e anche soffermandosi pochissimo su ogni partito il testo è abbastanza lungo. Ho descritto questa panoramica sulle forze politiche per mettere tutti in grado di capire e valutare le dinamiche del voto in Grecia. Chi ne fosse già informato passi pure alla parte finale dell’articolo dove si parla del dopo voto e dei tentativi di fare un governo.
Parte prima. Panoramica sui partiti politici greci.
Le elezioni in Grecia sono state indette dal governo guidato da Lukas Papadimos e formato da Pasok e Nea Demokratia, come valvola di sfogo. Era evidente che la data delle elezioni, da molto tempo promesse, è stata calcolata in maniera scientifica in modo da prevedere ed evitare una rivolta sociale. Il governo formato dai due ex-maggiori partiti di destra e di centro, con il compito di portare a compimento il programma di “macelleria sociale” imposto da Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e BCE ha portato la società greca all’esasperazione. 
La quantità dei disoccupati continua a salire, e le cose vanno male anche per chi ancora il lavoro ce l’ha. Gli stipendi nel settore privato sono stati ridotti ad un terzo di quel che erano appena un anno e mezzo fa, mentre i prezzi dei generi di consumo continuano a salire seguendo i rialzi dei carburanti. In più da oggi verrà messo in atto la liberalizzazione dei contratti di lavoro, ovvero i contratto di categoria nazionali non esistono più e il datore di lavoro potrà fare dei contratti personalizzati per ogni lavoratore. Si avranno così varie retribuzioni economiche tra i lavoratori e persone che fanno lo stesso lavoro verranno pagate in maniera diversa, a discrezione e simpatia del datore. Questo non è che l’inizio di ciò che dovrà avvenire, ci sono in programma ben 77 provvedimenti micidiali che il governo tecnico aveva previsto di attuare nei mesi di giugno e luglio. Tutto questo alla faccia delle migliaia di famiglie che già sono sotto la soglia di povertà relativa e sempre più spesso assoluta. Gli effetti di questi tagli al settore pubblico e alla spesa sociale si fanno sentire in maniera evidente ovunque, nella scuola, nei servizi al cittadino, nella sanità. Negli ospedali c’è stato un netto calo di assunzioni, e a mano a mano che scadono i contratti il personale non viene rimpiazzato, iniziano a scarseggiare i farmaci e alle attrezzature ospedaliere non viene più fatta la manutenzione ordinaria. Il risultato di tutto questo si traduce in file interminabili di pazienti, tempi di attesa enormi e la cosa più tragica è il vertiginoso aumento delle morti per infezioni ospedaliere post operatorie. Crisi economica in Grecia vuol dire morire a causa di una infezione batterica contratta in seguito a un banale intervento. Sono aumentati del 22% i suicidi, in forte aumento anche tra i giovani le malattie psicosomatiche e le forme di depressione.
Con questa situazione sociale ed economica l’altra settimana, il 6 maggio, ci sono state le elezioni politiche in Grecia. I risultati sono stati chiari e hanno premiato i partiti che hanno dichiarato di non voler dare continuità al programma imposto dalla Trojka.
Descriverò quanto più brevemente possibile il panorama dei partiti greci, facendo dei riferimenti al programma attuale ma anche alla loro recente storia.

Partendo dai partiti più conosciuti troviamo il Pasok, il partito socialista, andato al potere nelle precedenti elezioni con una percentuale altissima di voti, guadagno il 43% dei consensi facendo leva sul malcontento dell’elettorato greco nei confronti del precedente governo di destra (Governo Karamalis). Il programma del Pasok presentato in prossimità delle precedenti elezioni aveva molti punti positivi e dava speranza di cambiamento, pensate che il motto usato dal suo leader Giorgos Papandreou era: Socialismo o barbarie!  Conteneva promesse di ogni tipo, dalla ripresa economica alla cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Grecia, dai diritti lavorativi alla depenalizzazione per le droghe leggere ecc... Tutto ovviamente disatteso. Per tutte queste cose non ha trovato il tempo, molto efficiente è stato invece nel far passare tutti i provvedimenti anti-sociali richiesti dalla Trojka. In occasione del governo Papadimos ci fu l’uscita di scena del presidente Giorgos Papandreou e la salita alla guida del partito dell’ex ministro dell’economia Evanghelos Venizelos.
In questa campagna elettorale non si sono azzardati a promettere nulla di nuovo, hanno puntato tutto sul pragmatismo, chiedendo agli elettori un voto per portare il lavoro già iniziato. Questo pragmatismo è stato accompagnato da un martellamento assiduo e psicologico a riguardo dei pericoli di un’eventuale cacciata dall’euro. Il loro risultato a queste elezioni è mediocre, intorno al 13%, ben lontano dai tempi d’oro del 43%. A distanza di una settimana dal voto, nuovi sondaggi piazzano il Pasok al 12%.

Nea Demokratia è storicamente il più grande partito di destra in Grecia. Negli ultimi quarant’anni si è alternato con i socialisti del Pasok al governo del paese. L’ultimo suo governo è stato quello di Kostas Karamanlis. Da dopo le precedenti elezioni, vinte dal Pasok, è guidato da Antonis Samaras un politico venuto dalle fila di destra di Nea Dimokratia. 
La strategia di Samaras è stata quella di fare una netta opposizione al governo Papandreou, anche se in realtà la politica neo liberista fatta dal Pasok li andava più che bene, anzi ce l’aveva nel suo programma. Faceva opposizione solo per lasciar fare il lavoro sporco al Pasok. I socialisti forti della loro ampia maggioranza non avevano nessun bisogno dell’appoggio della destra (almeno per quanto riguarda i voti, avrebbero ben gradito un appoggio ideologico) e così sono andati avanti un bel po’ da soli. Fin quando Papandreou dichiarò che avrebbe fatto un referendum popolare per porre la questione se continuare o meno con i sacrifici. Come già sapete il referendum non venne mai fatto, l’idea venne ritirata a seguito di insulti e rappresaglie delle “grandi democrazie europee”. Questa infelice evento è da considerare una delle pagine più nere delle posticce democrazie europee, un evidente caso di ingerenza nella politica interna di un paese da parte di altri governi della Comunità Europea. 
A seguito di questo evento però, Antonis Samaras fu costretto a cambiare atteggiamento. Nea Dimokratia entrò a far parte del governo Papadimos e allo stesso tempo divenne fanatica alleata del Pasok nel far passare la politica di “macelleria sociale” iniziata dai socialisti. 
Prima di questa repentina inversione di marcia fatta da Samaras, la parlamentare Dora Bakogianni venne espulsa dal partito in quanto, come neo-liberista si trovava d’accordo con la politica che la Trojka imponeva al Pasok, dopo l’inversione di marcia si registrano altre espulsioni eccellenti fatte da Samaras, ma questa volta motivate dalla contrarietà di alcuni parlamentari alla politica neo-liberista di svendita del paese. Espulsioni legate al voto nel Parlamento del 12 febbraio 2012 riguardante il secondo Memorandum. 
Da queste espulsioni sono nati altri due partiti di destra, rispettivamente Dimokratiki Simachia di Dora Bakogianni e Anexartiti Ellines di Panos Kamenos. Il primo pro-Memorandum e il secondo anti-Memorandum.
In questa campagna elettorale Nea Dimokratia aveva chiesto il voto ai propri elettori per un governo autonomo, puntavano ad una maggioranza assoluta per proseguire la politica di tagli, privatizzazioni e svendita del paese. Non potendo promettere niente di meglio si erano limitati a dire che avrebbero fatto delle limature su alcuni provvedimenti tragici fatti passare in precedenza con il loro voto. Si erano però impegnati molto a promettere repressioni e provvedimenti drastici contro gli immigrati, additati come problema centrale della Grecia, quindi più poteri alla polizia, galere, espulsioni di massa, rastrellamenti, forti riferimenti all’identità cristiana ortodossa ecc... Tant’è vero che leggendo il programma elettorale di Samaras sembrava di avere in mano il programma di George Bush. 
Alcuni giorni prima del voto affermò di voler cambiare i libri di storia per le scuole, una volta al potere li avrebbe riscritti in maniera che fossero chiari i valori fondamentali della grecità! 
A queste elezioni hanno preso intorno al 19%, ben lontano dal risultato che speravano (le loro aspettative miravano al 35%), sono comunque il primo partito. Grazie al premio di maggioranza avranno un bonus di 50 parlamentari in più.

Tra i nuovi partiti di destra generati da Nea Dimokratia Anexsartiti Ellines con a capo Panos Kammenos  propone un taglio netto con la politica legata al Memorandum, quindi congelamento del pagamento del debito e investimenti rivolti a creare sviluppo nel paese. Ovviamente come si aggrada ad un partito di destra propone sgravi fiscali e poche tasse per le imprese. Propongono di restare nell’ Euro e quindi nell’Unione Europea, ma cancellare il Memorandum. A queste elezioni ha raccolto tra il 10 e 11%.

Ancora più a destra c’è il Laos con a capo Giorgos Karazzaferis. Questo partito è sempre stato un piccolo partito, era arrivato ad avere più o meno il 5-6 %, e aveva il suo posticino in parlamento. Solo in un determinato momento, secondo i sondaggi, sembrava essere aumentato. Poi a suo malgrado venne coinvolto nel governo di Papadimos, preso dalla brama di potere accetto di far parte del governo di unità nazionale insieme a Pasok e Nea Dimokratia. Questa esperienza durò solo pochi giorni, poi vedendo che i sondaggi lo davano in netto calo decise di ritirasi. A queste elezioni non ha superato la soglia di sbarramento del 3% e quindi non entrerà in parlamento. La loro politica è una politica di destra, a favore del liberismo, con riferimenti forti alla religione ortodossa, impuntata al nazionalismo e ovviamente contro gli immigrati. E’ opportuno chiarire che sono per il liberismo ma solo quello “made in greece”, quello imposto dalla Trojka non gli andava bene essendo umiliante per la Grecia.

Ancora più a destra ci sono i nazi-fascisti di Chrisi Avghi con a capo Nikos Michaloliakos. In queste elezioni hanno raccolto il “voto di protesta” e da percentuali irrisorie sono schizzati al 7%, avranno quindi 21 parlamentari. Pochi di quelli che li hanno votati avevano un’idea di chi fossero. Poco presenti in televisione, tutti conoscevano esclusivamente la faccia del loro presidente, un signore di mezza età in giacca e cravatta. Adesso dopo il boom elettorale i media si sono iniziati ad interessare di loro e il loro elettorato si è accorto all’improvviso che il loro presidente è l’unico che non ha la testa rasata e che sa mettere tre parole in fila. La loro campagna elettorale è basata sull’odio razziale, sono particolarmente attivi in alcuni quartieri di Atene dove aggrediscono gli immigrati picchiandoli e accoltellandoli. Secondo l’analisi dei voti relative ai seggi dove i poliziotti votano, un poliziotto su due ha votato per Chrisi Avghi, loro dicono di fare, nei confronti degli immigrati, quel lavoro che la polizia dovrebbe fare e non fa. Si propongono come forza repressiva al servizio del cittadino greco di colore bianco, non omosessuale, non di sinistra, non rom e meglio se ortodosso. Sono contro l’Europa e quindi contro il Memorandum.

A sinistra, in vicinanza del Pasok troviamo il partito Demokratiki Aristerà con a capo Fotis Kuvellis, i quali sono usciti alcuni anni fa dal Siriza. Sono un partito che a queste elezioni ha preso poco più del 6%, anche loro sono contro il Memorandum, vorrebbero un progressivo allontanamento dagli obblighi imposti dalla Trojka. Sostengono la permanenza della Grecia nell’Euro.

Il Siriza è il partito di sinistra che è andato meglio nelle elezioni tenutesi una settimana fa. Ha raccolto quasi il 17% dei voti e si è piazzato al secondo posto per numero di voti. In realtà è il vero vincitore di queste votazioni, ha raccolto svariate migliaia di voti in più provenienti da tutti coloro che vedono il Memorandum e le politiche di chi lo sostiene come la catastrofe della Grecia.  Alexis Tsipras è il suo leader, un giovane sotto i quaranta anni. Il Siriza è stato da sempre contro il memorandum criticando le scelte neo liberiste del Pasok e di Nea Dimokratia. Sostiene i diritti dei lavoratori ed è contro la politica dei tagli a stipendi e pensioni. Vorrebbero che la Grecia rimanesse in area Euro, ma vogliono sganciarsi dagli obblighi imposti dal Memorandum. Riguardo al debito, propongono di pagarlo, ma non in questa maniera assurda e selvaggia che sta stremando la società greca. La proposta è di congelare il debito e per due o tre anni investire gli introiti dello stato per il rilancio dell’economia e per i servizi al cittadino come la sanità e istruzione.
Un’altra cosa che chiedono, che ad esempio il Pasok non ha mai chiesto, è il risarcimento dei danni di guerra da parte della Germania. Per chi non lo sapesse, la Germania ha risarcito tutti gli stati che avevano subito dei danni dovuti all’invasione e ai crimini di guerra fatti durante la seconda guerra mondiale dall’esercito nazista. Tutti tranne la Grecia. Anche l’Italia a suo tempo ha pagato la propria parte di danno. Adesso invece di pretendere in maniera inflessibile sacrifici economici dalla Grecia sarebbe bene che la Germania adempiesse ai propri obblighi.
Una settimana dopo il voto i sondaggi lo danno in crescita, addirittura al 27%.

Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.

Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Le elezioni in Grecia sono state indette dal governo guidato da Lukas Papadimos e formato da Pasok e Nea Demokratia, come valvola di sfogo. Era evidente che la data delle elezioni, da molto tempo promesse, è stata calcolata in maniera scientifica in modo da prevedere ed evitare una rivolta sociale. Il governo formato dai due ex-maggiori partiti di destra e di centro, con il compito di portare a compimento il programma di “macelleria sociale” imposto da Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e BCE ha portato la società greca all’esasperazione. 
La quantità dei disoccupati continua a salire, e le cose vanno male anche per chi ancora il lavoro ce l’ha. Gli stipendi nel settore privato sono stati ridotti ad un terzo di quel che erano appena un anno e mezzo fa, mentre i prezzi dei generi di consumo continuano a salire seguendo i rialzi dei carburanti. In più da oggi verrà messo in atto la liberalizzazione dei contratti di lavoro, ovvero i contratto di categoria nazionali non esistono più e il datore di lavoro potrà fare dei contratti personalizzati per ogni lavoratore. Si avranno così varie retribuzioni economiche tra i lavoratori e persone che fanno lo stesso lavoro verranno pagate in maniera diversa, a discrezione e simpatia del datore. Questo non è che l’inizio di ciò che dovrà avvenire, ci sono in programma ben 77 provvedimenti micidiali che il governo tecnico aveva previsto di attuare nei mesi di giugno e luglio. Tutto questo alla faccia delle migliaia di famiglie che già sono sotto la soglia di povertà relativa e sempre più spesso assoluta. Gli effetti di questi tagli al settore pubblico e alla spesa sociale si fanno sentire in maniera evidente ovunque, nella scuola, nei servizi al cittadino, nella sanità. Negli ospedali c’è stato un netto calo di assunzioni, e a mano a mano che scadono i contratti il personale non viene rimpiazzato, iniziano a scarseggiare i farmaci e alle attrezzature ospedaliere non viene più fatta la manutenzione ordinaria. Il risultato di tutto questo si traduce in file interminabili di pazienti, tempi di attesa enormi e la cosa più tragica è il vertiginoso aumento delle morti per infezioni ospedaliere post operatorie. Crisi economica in Grecia vuol dire morire a causa di una infezione batterica contratta in seguito a un banale intervento. Sono aumentati del 22% i suicidi, in forte aumento anche tra i giovani le malattie psicosomatiche e le forme di depressione.
Con questa situazione sociale ed economica l’altra settimana, il 6 maggio, ci sono state le elezioni politiche in Grecia. I risultati sono stati chiari e hanno premiato i partiti che hanno dichiarato di non voler dare continuità al programma imposto dalla Trojka.
Descriverò quanto più brevemente possibile il panorama dei partiti greci, facendo dei riferimenti al programma attuale ma anche alla loro recente storia.
Partendo dai partiti più conosciuti troviamo il Pasok, il partito socialista, andato al potere nelle precedenti elezioni con una percentuale altissima di voti, guadagno il 43% dei consensi facendo leva sul malcontento dell’elettorato greco nei confronti del precedente governo di destra (Governo Karamalis). Il programma del Pasok presentato in prossimità delle precedenti elezioni aveva molti punti positivi e dava speranza di cambiamento, pensate che il motto usato dal suo leader Giorgos Papandreou era: Socialismo o barbarie!  Conteneva promesse di ogni tipo, dalla ripresa economica alla cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Grecia, dai diritti lavorativi alla depenalizzazione per le droghe leggere ecc... Tutto ovviamente disatteso. Per tutte queste cose non ha trovato il tempo, molto efficiente è stato invece nel far passare tutti i provvedimenti anti-sociali richiesti dalla Trojka. In occasione del governo Papadimos ci fu l’uscita di scena del presidente Giorgos Papandreou e la salita alla guida del partito dell’ex ministro dell’economia Evanghelos Venizelos.
In questa campagna elettorale non si sono azzardati a promettere nulla di nuovo, hanno puntato tutto sul pragmatismo, chiedendo agli elettori un voto per portare il lavoro già iniziato. Questo pragmatismo è stato accompagnato da un martellamento assiduo e psicologico a riguardo dei pericoli di un’eventuale cacciata dall’euro. Il loro risultato a queste elezioni è mediocre, intorno al 13%, ben lontano dai tempi d’oro del 43%. A distanza di una settimana dal voto, nuovi sondaggi piazzano il Pasok al 12%.

Nea Demokratia è storicamente il più grande partito di destra in Grecia. Negli ultimi quarant’anni si è alternato con i socialisti del Pasok al governo del paese. L’ultimo suo governo è stato quello di Kostas Karamanlis. Da dopo le precedenti elezioni, vinte dal Pasok, è guidato da Antonis Samaras un politico venuto dalle fila di destra di Nea Dimokratia. 
La strategia di Samaras è stata quella di fare una netta opposizione al governo Papandreou, anche se in realtà la politica neo liberista fatta dal Pasok li andava più che bene, anzi ce l’aveva nel suo programma. Faceva opposizione solo per lasciar fare il lavoro sporco al Pasok. I socialisti forti della loro ampia maggioranza non avevano nessun bisogno dell’appoggio della destra (almeno per quanto riguarda i voti, avrebbero ben gradito un appoggio ideologico) e così sono andati avanti un bel po’ da soli. Fin quando Papandreou dichiarò che avrebbe fatto un referendum popolare per porre la questione se continuare o meno con i sacrifici. Come già sapete il referendum non venne mai fatto, l’idea venne ritirata a seguito di insulti e rappresaglie delle “grandi democrazie europee”. Questa infelice evento è da considerare una delle pagine più nere delle posticce democrazie europee, un evidente caso di ingerenza nella politica interna di un paese da parte di altri governi della Comunità Europea. 
A seguito di questo evento però, Antonis Samaras fu costretto a cambiare atteggiamento. Nea Dimokratia entrò a far parte del governo Papadimos e allo stesso tempo divenne fanatica alleata del Pasok nel far passare la politica di “macelleria sociale” iniziata dai socialisti. 
Prima di questa repentina inversione di marcia fatta da Samaras, la parlamentare Dora Bakogianni venne espulsa dal partito in quanto, come neo-liberista si trovava d’accordo con la politica che la Trojka imponeva al Pasok, dopo l’inversione di marcia si registrano altre espulsioni eccellenti fatte da Samaras, ma questa volta motivate dalla contrarietà di alcuni parlamentari alla politica neo-liberista di svendita del paese. Espulsioni legate al voto nel Parlamento del 12 febbraio 2012 riguardante il secondo Memorandum. 
Da queste espulsioni sono nati altri due partiti di destra, rispettivamente Dimokratiki Simachia di Dora Bakogianni e Anexartiti Ellines di Panos Kamenos. Il primo pro-Memorandum e il secondo anti-Memorandum.
In questa campagna elettorale Nea Dimokratia aveva chiesto il voto ai propri elettori per un governo autonomo, puntavano ad una maggioranza assoluta per proseguire la politica di tagli, privatizzazioni e svendita del paese. Non potendo promettere niente di meglio si erano limitati a dire che avrebbero fatto delle limature su alcuni provvedimenti tragici fatti passare in precedenza con il loro voto. Si erano però impegnati molto a promettere repressioni e provvedimenti drastici contro gli immigrati, additati come problema centrale della Grecia, quindi più poteri alla polizia, galere, espulsioni di massa, rastrellamenti, forti riferimenti all’identità cristiana ortodossa ecc... Tant’è vero che leggendo il programma elettorale di Samaras sembrava di avere in mano il programma di George Bush. 
Alcuni giorni prima del voto affermò di voler cambiare i libri di storia per le scuole, una volta al potere li avrebbe riscritti in maniera che fossero chiari i valori fondamentali della grecità! 
A queste elezioni hanno preso intorno al 19%, ben lontano dal risultato che speravano (le loro aspettative miravano al 35%), sono comunque il primo partito. Grazie al premio di maggioranza avranno un bonus di 50 parlamentari in più.

Tra i nuovi partiti di destra generati da Nea Dimokratia Anexsartiti Ellines con a capo Panos Kammenos  propone un taglio netto con la politica legata al Memorandum, quindi congelamento del pagamento del debito e investimenti rivolti a creare sviluppo nel paese. Ovviamente come si aggrada ad un partito di destra propone sgravi fiscali e poche tasse per le imprese. Propongono di restare nell’ Euro e quindi nell’Unione Europea, ma cancellare il Memorandum. A queste elezioni ha raccolto tra il 10 e 11%.

Ancora più a destra c’è il Laos con a capo Giorgos Karazzaferis. Questo partito è sempre stato un piccolo partito, era arrivato ad avere più o meno il 5-6 %, e aveva il suo posticino in parlamento. Solo in un determinato momento, secondo i sondaggi, sembrava essere aumentato. Poi a suo malgrado venne coinvolto nel governo di Papadimos, preso dalla brama di potere accetto di far parte del governo di unità nazionale insieme a Pasok e Nea Dimokratia. Questa esperienza durò solo pochi giorni, poi vedendo che i sondaggi lo davano in netto calo decise di ritirasi. A queste elezioni non ha superato la soglia di sbarramento del 3% e quindi non entrerà in parlamento. La loro politica è una politica di destra, a favore del liberismo, con riferimenti forti alla religione ortodossa, impuntata al nazionalismo e ovviamente contro gli immigrati. E’ opportuno chiarire che sono per il liberismo ma solo quello “made in greece”, quello imposto dalla Trojka non gli andava bene essendo umiliante per la Grecia.

Ancora più a destra ci sono i nazi-fascisti di Chrisi Avghi con a capo Nikos Michaloliakos. In queste elezioni hanno raccolto il “voto di protesta” e da percentuali irrisorie sono schizzati al 7%, avranno quindi 21 parlamentari. Pochi di quelli che li hanno votati avevano un’idea di chi fossero. Poco presenti in televisione, tutti conoscevano esclusivamente la faccia del loro presidente, un signore di mezza età in giacca e cravatta. Adesso dopo il boom elettorale i media si sono iniziati ad interessare di loro e il loro elettorato si è accorto all’improvviso che il loro presidente è l’unico che non ha la testa rasata e che sa mettere tre parole in fila. La loro campagna elettorale è basata sull’odio razziale, sono particolarmente attivi in alcuni quartieri di Atene dove aggrediscono gli immigrati picchiandoli e accoltellandoli. Secondo l’analisi dei voti relative ai seggi dove i poliziotti votano, un poliziotto su due ha votato per Chrisi Avghi, loro dicono di fare, nei confronti degli immigrati, quel lavoro che la polizia dovrebbe fare e non fa. Si propongono come forza repressiva al servizio del cittadino greco di colore bianco, non omosessuale, non di sinistra, non rom e meglio se ortodosso. Sono contro l’Europa e quindi contro il Memorandum.

A sinistra, in vicinanza del Pasok troviamo il partito Demokratiki Aristerà con a capo Fotis Kuvellis, i quali sono usciti alcuni anni fa dal Siriza. Sono un partito che a queste elezioni ha preso poco più del 6%, anche loro sono contro il Memorandum, vorrebbero un progressivo allontanamento dagli obblighi imposti dalla Trojka. Sostengono la permanenza della Grecia nell’Euro.

Il Siriza è il partito di sinistra che è andato meglio nelle elezioni tenutesi una settimana fa. Ha raccolto quasi il 17% dei voti e si è piazzato al secondo posto per numero di voti. In realtà è il vero vincitore di queste votazioni, ha raccolto svariate migliaia di voti in più provenienti da tutti coloro che vedono il Memorandum e le politiche di chi lo sostiene come la catastrofe della Grecia.  Alexis Tsipras è il suo leader, un giovane sotto i quaranta anni. Il Siriza è stato da sempre contro il memorandum criticando le scelte neo liberiste del Pasok e di Nea Dimokratia. Sostiene i diritti dei lavoratori ed è contro la politica dei tagli a stipendi e pensioni. Vorrebbero che la Grecia rimanesse in area Euro, ma vogliono sganciarsi dagli obblighi imposti dal Memorandum. Riguardo al debito, propongono di pagarlo, ma non in questa maniera assurda e selvaggia che sta stremando la società greca. La proposta è di congelare il debito e per due o tre anni investire gli introiti dello stato per il rilancio dell’economia e per i servizi al cittadino come la sanità e istruzione.
Un’altra cosa che chiedono, che ad esempio il Pasok non ha mai chiesto, è il risarcimento dei danni di guerra da parte della Germania. Per chi non lo sapesse, la Germania ha risarcito tutti gli stati che avevano subito dei danni dovuti all’invasione e ai crimini di guerra fatti durante la seconda guerra mondiale dall’esercito nazista. Tutti tranne la Grecia. Anche l’Italia a suo tempo ha pagato la propria parte di danno. Adesso invece di pretendere in maniera inflessibile sacrifici economici dalla Grecia sarebbe bene che la Germania adempiesse ai propri obblighi.
Una settimana dopo il voto i sondaggi lo danno in crescita, addirittura al 27%.

Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.

Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Partendo dai partiti più conosciuti troviamo il Pasok, il partito socialista, andato al potere nelle precedenti elezioni con una percentuale altissima di voti, guadagno il 43% dei consensi facendo leva sul malcontento dell’elettorato greco nei confronti del precedente governo di destra (Governo Karamalis). Il programma del Pasok presentato in prossimità delle precedenti elezioni aveva molti punti positivi e dava speranza di cambiamento, pensate che il motto usato dal suo leader Giorgos Papandreou era: Socialismo o barbarie!  Conteneva promesse di ogni tipo, dalla ripresa economica alla cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Grecia, dai diritti lavorativi alla depenalizzazione per le droghe leggere ecc... Tutto ovviamente disatteso. Per tutte queste cose non ha trovato il tempo, molto efficiente è stato invece nel far passare tutti i provvedimenti anti-sociali richiesti dalla Trojka. In occasione del governo Papadimos ci fu l’uscita di scena del presidente Giorgos Papandreou e la salita alla guida del partito dell’ex ministro dell’economia Evanghelos Venizelos.
In questa campagna elettorale non si sono azzardati a promettere nulla di nuovo, hanno puntato tutto sul pragmatismo, chiedendo agli elettori un voto per portare il lavoro già iniziato. Questo pragmatismo è stato accompagnato da un martellamento assiduo e psicologico a riguardo dei pericoli di un’eventuale cacciata dall’euro. Il loro risultato a queste elezioni è mediocre, intorno al 13%, ben lontano dai tempi d’oro del 43%. A distanza di una settimana dal voto, nuovi sondaggi piazzano il Pasok al 12%.
Nea Demokratia è storicamente il più grande partito di destra in Grecia. Negli ultimi quarant’anni si è alternato con i socialisti del Pasok al governo del paese. L’ultimo suo governo è stato quello di Kostas Karamanlis. Da dopo le precedenti elezioni, vinte dal Pasok, è guidato da Antonis Samaras un politico venuto dalle fila di destra di Nea Dimokratia. 
La strategia di Samaras è stata quella di fare una netta opposizione al governo Papandreou, anche se in realtà la politica neo liberista fatta dal Pasok li andava più che bene, anzi ce l’aveva nel suo programma. Faceva opposizione solo per lasciar fare il lavoro sporco al Pasok. I socialisti forti della loro ampia maggioranza non avevano nessun bisogno dell’appoggio della destra (almeno per quanto riguarda i voti, avrebbero ben gradito un appoggio ideologico) e così sono andati avanti un bel po’ da soli. Fin quando Papandreou dichiarò che avrebbe fatto un referendum popolare per porre la questione se continuare o meno con i sacrifici. Come già sapete il referendum non venne mai fatto, l’idea venne ritirata a seguito di insulti e rappresaglie delle “grandi democrazie europee”. Questa infelice evento è da considerare una delle pagine più nere delle posticce democrazie europee, un evidente caso di ingerenza nella politica interna di un paese da parte di altri governi della Comunità Europea. 
A seguito di questo evento però, Antonis Samaras fu costretto a cambiare atteggiamento. Nea Dimokratia entrò a far parte del governo Papadimos e allo stesso tempo divenne fanatica alleata del Pasok nel far passare la politica di “macelleria sociale” iniziata dai socialisti. 
Prima di questa repentina inversione di marcia fatta da Samaras, la parlamentare Dora Bakogianni venne espulsa dal partito in quanto, come neo-liberista si trovava d’accordo con la politica che la Trojka imponeva al Pasok, dopo l’inversione di marcia si registrano altre espulsioni eccellenti fatte da Samaras, ma questa volta motivate dalla contrarietà di alcuni parlamentari alla politica neo-liberista di svendita del paese. Espulsioni legate al voto nel Parlamento del 12 febbraio 2012 riguardante il secondo Memorandum. 
Da queste espulsioni sono nati altri due partiti di destra, rispettivamente Dimokratiki Simachia di Dora Bakogianni e Anexartiti Ellines di Panos Kamenos. Il primo pro-Memorandum e il secondo anti-Memorandum.
In questa campagna elettorale Nea Dimokratia aveva chiesto il voto ai propri elettori per un governo autonomo, puntavano ad una maggioranza assoluta per proseguire la politica di tagli, privatizzazioni e svendita del paese. Non potendo promettere niente di meglio si erano limitati a dire che avrebbero fatto delle limature su alcuni provvedimenti tragici fatti passare in precedenza con il loro voto. Si erano però impegnati molto a promettere repressioni e provvedimenti drastici contro gli immigrati, additati come problema centrale della Grecia, quindi più poteri alla polizia, galere, espulsioni di massa, rastrellamenti, forti riferimenti all’identità cristiana ortodossa ecc... Tant’è vero che leggendo il programma elettorale di Samaras sembrava di avere in mano il programma di George Bush. 
Alcuni giorni prima del voto affermò di voler cambiare i libri di storia per le scuole, una volta al potere li avrebbe riscritti in maniera che fossero chiari i valori fondamentali della grecità! 
A queste elezioni hanno preso intorno al 19%, ben lontano dal risultato che speravano (le loro aspettative miravano al 35%), sono comunque il primo partito. Grazie al premio di maggioranza avranno un bonus di 50 parlamentari in più.

Tra i nuovi partiti di destra generati da Nea Dimokratia Anexsartiti Ellines con a capo Panos Kammenos  propone un taglio netto con la politica legata al Memorandum, quindi congelamento del pagamento del debito e investimenti rivolti a creare sviluppo nel paese. Ovviamente come si aggrada ad un partito di destra propone sgravi fiscali e poche tasse per le imprese. Propongono di restare nell’ Euro e quindi nell’Unione Europea, ma cancellare il Memorandum. A queste elezioni ha raccolto tra il 10 e 11%.

Ancora più a destra c’è il Laos con a capo Giorgos Karazzaferis. Questo partito è sempre stato un piccolo partito, era arrivato ad avere più o meno il 5-6 %, e aveva il suo posticino in parlamento. Solo in un determinato momento, secondo i sondaggi, sembrava essere aumentato. Poi a suo malgrado venne coinvolto nel governo di Papadimos, preso dalla brama di potere accetto di far parte del governo di unità nazionale insieme a Pasok e Nea Dimokratia. Questa esperienza durò solo pochi giorni, poi vedendo che i sondaggi lo davano in netto calo decise di ritirasi. A queste elezioni non ha superato la soglia di sbarramento del 3% e quindi non entrerà in parlamento. La loro politica è una politica di destra, a favore del liberismo, con riferimenti forti alla religione ortodossa, impuntata al nazionalismo e ovviamente contro gli immigrati. E’ opportuno chiarire che sono per il liberismo ma solo quello “made in greece”, quello imposto dalla Trojka non gli andava bene essendo umiliante per la Grecia.

Ancora più a destra ci sono i nazi-fascisti di Chrisi Avghi con a capo Nikos Michaloliakos. In queste elezioni hanno raccolto il “voto di protesta” e da percentuali irrisorie sono schizzati al 7%, avranno quindi 21 parlamentari. Pochi di quelli che li hanno votati avevano un’idea di chi fossero. Poco presenti in televisione, tutti conoscevano esclusivamente la faccia del loro presidente, un signore di mezza età in giacca e cravatta. Adesso dopo il boom elettorale i media si sono iniziati ad interessare di loro e il loro elettorato si è accorto all’improvviso che il loro presidente è l’unico che non ha la testa rasata e che sa mettere tre parole in fila. La loro campagna elettorale è basata sull’odio razziale, sono particolarmente attivi in alcuni quartieri di Atene dove aggrediscono gli immigrati picchiandoli e accoltellandoli. Secondo l’analisi dei voti relative ai seggi dove i poliziotti votano, un poliziotto su due ha votato per Chrisi Avghi, loro dicono di fare, nei confronti degli immigrati, quel lavoro che la polizia dovrebbe fare e non fa. Si propongono come forza repressiva al servizio del cittadino greco di colore bianco, non omosessuale, non di sinistra, non rom e meglio se ortodosso. Sono contro l’Europa e quindi contro il Memorandum.

A sinistra, in vicinanza del Pasok troviamo il partito Demokratiki Aristerà con a capo Fotis Kuvellis, i quali sono usciti alcuni anni fa dal Siriza. Sono un partito che a queste elezioni ha preso poco più del 6%, anche loro sono contro il Memorandum, vorrebbero un progressivo allontanamento dagli obblighi imposti dalla Trojka. Sostengono la permanenza della Grecia nell’Euro.

Il Siriza è il partito di sinistra che è andato meglio nelle elezioni tenutesi una settimana fa. Ha raccolto quasi il 17% dei voti e si è piazzato al secondo posto per numero di voti. In realtà è il vero vincitore di queste votazioni, ha raccolto svariate migliaia di voti in più provenienti da tutti coloro che vedono il Memorandum e le politiche di chi lo sostiene come la catastrofe della Grecia.  Alexis Tsipras è il suo leader, un giovane sotto i quaranta anni. Il Siriza è stato da sempre contro il memorandum criticando le scelte neo liberiste del Pasok e di Nea Dimokratia. Sostiene i diritti dei lavoratori ed è contro la politica dei tagli a stipendi e pensioni. Vorrebbero che la Grecia rimanesse in area Euro, ma vogliono sganciarsi dagli obblighi imposti dal Memorandum. Riguardo al debito, propongono di pagarlo, ma non in questa maniera assurda e selvaggia che sta stremando la società greca. La proposta è di congelare il debito e per due o tre anni investire gli introiti dello stato per il rilancio dell’economia e per i servizi al cittadino come la sanità e istruzione.
Un’altra cosa che chiedono, che ad esempio il Pasok non ha mai chiesto, è il risarcimento dei danni di guerra da parte della Germania. Per chi non lo sapesse, la Germania ha risarcito tutti gli stati che avevano subito dei danni dovuti all’invasione e ai crimini di guerra fatti durante la seconda guerra mondiale dall’esercito nazista. Tutti tranne la Grecia. Anche l’Italia a suo tempo ha pagato la propria parte di danno. Adesso invece di pretendere in maniera inflessibile sacrifici economici dalla Grecia sarebbe bene che la Germania adempiesse ai propri obblighi.
Una settimana dopo il voto i sondaggi lo danno in crescita, addirittura al 27%.

Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.

Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Nea Demokratia è storicamente il più grande partito di destra in Grecia. Negli ultimi quarant’anni si è alternato con i socialisti del Pasok al governo del paese. L’ultimo suo governo è stato quello di Kostas Karamanlis. Da dopo le precedenti elezioni, vinte dal Pasok, è guidato da Antonis Samaras un politico venuto dalle fila di destra di Nea Dimokratia. 
La strategia di Samaras è stata quella di fare una netta opposizione al governo Papandreou, anche se in realtà la politica neo liberista fatta dal Pasok li andava più che bene, anzi ce l’aveva nel suo programma. Faceva opposizione solo per lasciar fare il lavoro sporco al Pasok. I socialisti forti della loro ampia maggioranza non avevano nessun bisogno dell’appoggio della destra (almeno per quanto riguarda i voti, avrebbero ben gradito un appoggio ideologico) e così sono andati avanti un bel po’ da soli. Fin quando Papandreou dichiarò che avrebbe fatto un referendum popolare per porre la questione se continuare o meno con i sacrifici. Come già sapete il referendum non venne mai fatto, l’idea venne ritirata a seguito di insulti e rappresaglie delle “grandi democrazie europee”. Questa infelice evento è da considerare una delle pagine più nere delle posticce democrazie europee, un evidente caso di ingerenza nella politica interna di un paese da parte di altri governi della Comunità Europea. 
A seguito di questo evento però, Antonis Samaras fu costretto a cambiare atteggiamento. Nea Dimokratia entrò a far parte del governo Papadimos e allo stesso tempo divenne fanatica alleata del Pasok nel far passare la politica di “macelleria sociale” iniziata dai socialisti. 
Prima di questa repentina inversione di marcia fatta da Samaras, la parlamentare Dora Bakogianni venne espulsa dal partito in quanto, come neo-liberista si trovava d’accordo con la politica che la Trojka imponeva al Pasok, dopo l’inversione di marcia si registrano altre espulsioni eccellenti fatte da Samaras, ma questa volta motivate dalla contrarietà di alcuni parlamentari alla politica neo-liberista di svendita del paese. Espulsioni legate al voto nel Parlamento del 12 febbraio 2012 riguardante il secondo Memorandum. 
Da queste espulsioni sono nati altri due partiti di destra, rispettivamente Dimokratiki Simachia di Dora Bakogianni e Anexartiti Ellines di Panos Kamenos. Il primo pro-Memorandum e il secondo anti-Memorandum.
In questa campagna elettorale Nea Dimokratia aveva chiesto il voto ai propri elettori per un governo autonomo, puntavano ad una maggioranza assoluta per proseguire la politica di tagli, privatizzazioni e svendita del paese. Non potendo promettere niente di meglio si erano limitati a dire che avrebbero fatto delle limature su alcuni provvedimenti tragici fatti passare in precedenza con il loro voto. Si erano però impegnati molto a promettere repressioni e provvedimenti drastici contro gli immigrati, additati come problema centrale della Grecia, quindi più poteri alla polizia, galere, espulsioni di massa, rastrellamenti, forti riferimenti all’identità cristiana ortodossa ecc... Tant’è vero che leggendo il programma elettorale di Samaras sembrava di avere in mano il programma di George Bush. 
Alcuni giorni prima del voto affermò di voler cambiare i libri di storia per le scuole, una volta al potere li avrebbe riscritti in maniera che fossero chiari i valori fondamentali della grecità! 
A queste elezioni hanno preso intorno al 19%, ben lontano dal risultato che speravano (le loro aspettative miravano al 35%), sono comunque il primo partito. Grazie al premio di maggioranza avranno un bonus di 50 parlamentari in più.
Tra i nuovi partiti di destra generati da Nea Dimokratia Anexsartiti Ellines con a capo Panos Kammenos  propone un taglio netto con la politica legata al Memorandum, quindi congelamento del pagamento del debito e investimenti rivolti a creare sviluppo nel paese. Ovviamente come si aggrada ad un partito di destra propone sgravi fiscali e poche tasse per le imprese. Propongono di restare nell’ Euro e quindi nell’Unione Europea, ma cancellare il Memorandum. A queste elezioni ha raccolto tra il 10 e 11%.

Ancora più a destra c’è il Laos con a capo Giorgos Karazzaferis. Questo partito è sempre stato un piccolo partito, era arrivato ad avere più o meno il 5-6 %, e aveva il suo posticino in parlamento. Solo in un determinato momento, secondo i sondaggi, sembrava essere aumentato. Poi a suo malgrado venne coinvolto nel governo di Papadimos, preso dalla brama di potere accetto di far parte del governo di unità nazionale insieme a Pasok e Nea Dimokratia. Questa esperienza durò solo pochi giorni, poi vedendo che i sondaggi lo davano in netto calo decise di ritirasi. A queste elezioni non ha superato la soglia di sbarramento del 3% e quindi non entrerà in parlamento. La loro politica è una politica di destra, a favore del liberismo, con riferimenti forti alla religione ortodossa, impuntata al nazionalismo e ovviamente contro gli immigrati. E’ opportuno chiarire che sono per il liberismo ma solo quello “made in greece”, quello imposto dalla Trojka non gli andava bene essendo umiliante per la Grecia.

Ancora più a destra ci sono i nazi-fascisti di Chrisi Avghi con a capo Nikos Michaloliakos. In queste elezioni hanno raccolto il “voto di protesta” e da percentuali irrisorie sono schizzati al 7%, avranno quindi 21 parlamentari. Pochi di quelli che li hanno votati avevano un’idea di chi fossero. Poco presenti in televisione, tutti conoscevano esclusivamente la faccia del loro presidente, un signore di mezza età in giacca e cravatta. Adesso dopo il boom elettorale i media si sono iniziati ad interessare di loro e il loro elettorato si è accorto all’improvviso che il loro presidente è l’unico che non ha la testa rasata e che sa mettere tre parole in fila. La loro campagna elettorale è basata sull’odio razziale, sono particolarmente attivi in alcuni quartieri di Atene dove aggrediscono gli immigrati picchiandoli e accoltellandoli. Secondo l’analisi dei voti relative ai seggi dove i poliziotti votano, un poliziotto su due ha votato per Chrisi Avghi, loro dicono di fare, nei confronti degli immigrati, quel lavoro che la polizia dovrebbe fare e non fa. Si propongono come forza repressiva al servizio del cittadino greco di colore bianco, non omosessuale, non di sinistra, non rom e meglio se ortodosso. Sono contro l’Europa e quindi contro il Memorandum.

A sinistra, in vicinanza del Pasok troviamo il partito Demokratiki Aristerà con a capo Fotis Kuvellis, i quali sono usciti alcuni anni fa dal Siriza. Sono un partito che a queste elezioni ha preso poco più del 6%, anche loro sono contro il Memorandum, vorrebbero un progressivo allontanamento dagli obblighi imposti dalla Trojka. Sostengono la permanenza della Grecia nell’Euro.

Il Siriza è il partito di sinistra che è andato meglio nelle elezioni tenutesi una settimana fa. Ha raccolto quasi il 17% dei voti e si è piazzato al secondo posto per numero di voti. In realtà è il vero vincitore di queste votazioni, ha raccolto svariate migliaia di voti in più provenienti da tutti coloro che vedono il Memorandum e le politiche di chi lo sostiene come la catastrofe della Grecia.  Alexis Tsipras è il suo leader, un giovane sotto i quaranta anni. Il Siriza è stato da sempre contro il memorandum criticando le scelte neo liberiste del Pasok e di Nea Dimokratia. Sostiene i diritti dei lavoratori ed è contro la politica dei tagli a stipendi e pensioni. Vorrebbero che la Grecia rimanesse in area Euro, ma vogliono sganciarsi dagli obblighi imposti dal Memorandum. Riguardo al debito, propongono di pagarlo, ma non in questa maniera assurda e selvaggia che sta stremando la società greca. La proposta è di congelare il debito e per due o tre anni investire gli introiti dello stato per il rilancio dell’economia e per i servizi al cittadino come la sanità e istruzione.
Un’altra cosa che chiedono, che ad esempio il Pasok non ha mai chiesto, è il risarcimento dei danni di guerra da parte della Germania. Per chi non lo sapesse, la Germania ha risarcito tutti gli stati che avevano subito dei danni dovuti all’invasione e ai crimini di guerra fatti durante la seconda guerra mondiale dall’esercito nazista. Tutti tranne la Grecia. Anche l’Italia a suo tempo ha pagato la propria parte di danno. Adesso invece di pretendere in maniera inflessibile sacrifici economici dalla Grecia sarebbe bene che la Germania adempiesse ai propri obblighi.
Una settimana dopo il voto i sondaggi lo danno in crescita, addirittura al 27%.

Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.

Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Tra i nuovi partiti di destra generati da Nea Dimokratia Anexsartiti Ellines con a capo Panos Kammenos  propone un taglio netto con la politica legata al Memorandum, quindi congelamento del pagamento del debito e investimenti rivolti a creare sviluppo nel paese. Ovviamente come si aggrada ad un partito di destra propone sgravi fiscali e poche tasse per le imprese. Propongono di restare nell’ Euro e quindi nell’Unione Europea, ma cancellare il Memorandum. A queste elezioni ha raccolto tra il 10 e 11%.
Ancora più a destra c’è il Laos con a capo Giorgos Karazzaferis. Questo partito è sempre stato un piccolo partito, era arrivato ad avere più o meno il 5-6 %, e aveva il suo posticino in parlamento. Solo in un determinato momento, secondo i sondaggi, sembrava essere aumentato. Poi a suo malgrado venne coinvolto nel governo di Papadimos, preso dalla brama di potere accetto di far parte del governo di unità nazionale insieme a Pasok e Nea Dimokratia. Questa esperienza durò solo pochi giorni, poi vedendo che i sondaggi lo davano in netto calo decise di ritirasi. A queste elezioni non ha superato la soglia di sbarramento del 3% e quindi non entrerà in parlamento. La loro politica è una politica di destra, a favore del liberismo, con riferimenti forti alla religione ortodossa, impuntata al nazionalismo e ovviamente contro gli immigrati. E’ opportuno chiarire che sono per il liberismo ma solo quello “made in greece”, quello imposto dalla Trojka non gli andava bene essendo umiliante per la Grecia.

Ancora più a destra ci sono i nazi-fascisti di Chrisi Avghi con a capo Nikos Michaloliakos. In queste elezioni hanno raccolto il “voto di protesta” e da percentuali irrisorie sono schizzati al 7%, avranno quindi 21 parlamentari. Pochi di quelli che li hanno votati avevano un’idea di chi fossero. Poco presenti in televisione, tutti conoscevano esclusivamente la faccia del loro presidente, un signore di mezza età in giacca e cravatta. Adesso dopo il boom elettorale i media si sono iniziati ad interessare di loro e il loro elettorato si è accorto all’improvviso che il loro presidente è l’unico che non ha la testa rasata e che sa mettere tre parole in fila. La loro campagna elettorale è basata sull’odio razziale, sono particolarmente attivi in alcuni quartieri di Atene dove aggrediscono gli immigrati picchiandoli e accoltellandoli. Secondo l’analisi dei voti relative ai seggi dove i poliziotti votano, un poliziotto su due ha votato per Chrisi Avghi, loro dicono di fare, nei confronti degli immigrati, quel lavoro che la polizia dovrebbe fare e non fa. Si propongono come forza repressiva al servizio del cittadino greco di colore bianco, non omosessuale, non di sinistra, non rom e meglio se ortodosso. Sono contro l’Europa e quindi contro il Memorandum.

A sinistra, in vicinanza del Pasok troviamo il partito Demokratiki Aristerà con a capo Fotis Kuvellis, i quali sono usciti alcuni anni fa dal Siriza. Sono un partito che a queste elezioni ha preso poco più del 6%, anche loro sono contro il Memorandum, vorrebbero un progressivo allontanamento dagli obblighi imposti dalla Trojka. Sostengono la permanenza della Grecia nell’Euro.

Il Siriza è il partito di sinistra che è andato meglio nelle elezioni tenutesi una settimana fa. Ha raccolto quasi il 17% dei voti e si è piazzato al secondo posto per numero di voti. In realtà è il vero vincitore di queste votazioni, ha raccolto svariate migliaia di voti in più provenienti da tutti coloro che vedono il Memorandum e le politiche di chi lo sostiene come la catastrofe della Grecia.  Alexis Tsipras è il suo leader, un giovane sotto i quaranta anni. Il Siriza è stato da sempre contro il memorandum criticando le scelte neo liberiste del Pasok e di Nea Dimokratia. Sostiene i diritti dei lavoratori ed è contro la politica dei tagli a stipendi e pensioni. Vorrebbero che la Grecia rimanesse in area Euro, ma vogliono sganciarsi dagli obblighi imposti dal Memorandum. Riguardo al debito, propongono di pagarlo, ma non in questa maniera assurda e selvaggia che sta stremando la società greca. La proposta è di congelare il debito e per due o tre anni investire gli introiti dello stato per il rilancio dell’economia e per i servizi al cittadino come la sanità e istruzione.
Un’altra cosa che chiedono, che ad esempio il Pasok non ha mai chiesto, è il risarcimento dei danni di guerra da parte della Germania. Per chi non lo sapesse, la Germania ha risarcito tutti gli stati che avevano subito dei danni dovuti all’invasione e ai crimini di guerra fatti durante la seconda guerra mondiale dall’esercito nazista. Tutti tranne la Grecia. Anche l’Italia a suo tempo ha pagato la propria parte di danno. Adesso invece di pretendere in maniera inflessibile sacrifici economici dalla Grecia sarebbe bene che la Germania adempiesse ai propri obblighi.
Una settimana dopo il voto i sondaggi lo danno in crescita, addirittura al 27%.

Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.

Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Ancora più a destra c’è il Laos con a capo Giorgos Karazzaferis. Questo partito è sempre stato un piccolo partito, era arrivato ad avere più o meno il 5-6 %, e aveva il suo posticino in parlamento. Solo in un determinato momento, secondo i sondaggi, sembrava essere aumentato. Poi a suo malgrado venne coinvolto nel governo di Papadimos, preso dalla brama di potere accetto di far parte del governo di unità nazionale insieme a Pasok e Nea Dimokratia. Questa esperienza durò solo pochi giorni, poi vedendo che i sondaggi lo davano in netto calo decise di ritirasi. A queste elezioni non ha superato la soglia di sbarramento del 3% e quindi non entrerà in parlamento. La loro politica è una politica di destra, a favore del liberismo, con riferimenti forti alla religione ortodossa, impuntata al nazionalismo e ovviamente contro gli immigrati. E’ opportuno chiarire che sono per il liberismo ma solo quello “made in greece”, quello imposto dalla Trojka non gli andava bene essendo umiliante per la Grecia.
Ancora più a destra ci sono i nazi-fascisti di Chrisi Avghi con a capo Nikos Michaloliakos. In queste elezioni hanno raccolto il “voto di protesta” e da percentuali irrisorie sono schizzati al 7%, avranno quindi 21 parlamentari. Pochi di quelli che li hanno votati avevano un’idea di chi fossero. Poco presenti in televisione, tutti conoscevano esclusivamente la faccia del loro presidente, un signore di mezza età in giacca e cravatta. Adesso dopo il boom elettorale i media si sono iniziati ad interessare di loro e il loro elettorato si è accorto all’improvviso che il loro presidente è l’unico che non ha la testa rasata e che sa mettere tre parole in fila. La loro campagna elettorale è basata sull’odio razziale, sono particolarmente attivi in alcuni quartieri di Atene dove aggrediscono gli immigrati picchiandoli e accoltellandoli. Secondo l’analisi dei voti relative ai seggi dove i poliziotti votano, un poliziotto su due ha votato per Chrisi Avghi, loro dicono di fare, nei confronti degli immigrati, quel lavoro che la polizia dovrebbe fare e non fa. Si propongono come forza repressiva al servizio del cittadino greco di colore bianco, non omosessuale, non di sinistra, non rom e meglio se ortodosso. Sono contro l’Europa e quindi contro il Memorandum.

A sinistra, in vicinanza del Pasok troviamo il partito Demokratiki Aristerà con a capo Fotis Kuvellis, i quali sono usciti alcuni anni fa dal Siriza. Sono un partito che a queste elezioni ha preso poco più del 6%, anche loro sono contro il Memorandum, vorrebbero un progressivo allontanamento dagli obblighi imposti dalla Trojka. Sostengono la permanenza della Grecia nell’Euro.

Il Siriza è il partito di sinistra che è andato meglio nelle elezioni tenutesi una settimana fa. Ha raccolto quasi il 17% dei voti e si è piazzato al secondo posto per numero di voti. In realtà è il vero vincitore di queste votazioni, ha raccolto svariate migliaia di voti in più provenienti da tutti coloro che vedono il Memorandum e le politiche di chi lo sostiene come la catastrofe della Grecia.  Alexis Tsipras è il suo leader, un giovane sotto i quaranta anni. Il Siriza è stato da sempre contro il memorandum criticando le scelte neo liberiste del Pasok e di Nea Dimokratia. Sostiene i diritti dei lavoratori ed è contro la politica dei tagli a stipendi e pensioni. Vorrebbero che la Grecia rimanesse in area Euro, ma vogliono sganciarsi dagli obblighi imposti dal Memorandum. Riguardo al debito, propongono di pagarlo, ma non in questa maniera assurda e selvaggia che sta stremando la società greca. La proposta è di congelare il debito e per due o tre anni investire gli introiti dello stato per il rilancio dell’economia e per i servizi al cittadino come la sanità e istruzione.
Un’altra cosa che chiedono, che ad esempio il Pasok non ha mai chiesto, è il risarcimento dei danni di guerra da parte della Germania. Per chi non lo sapesse, la Germania ha risarcito tutti gli stati che avevano subito dei danni dovuti all’invasione e ai crimini di guerra fatti durante la seconda guerra mondiale dall’esercito nazista. Tutti tranne la Grecia. Anche l’Italia a suo tempo ha pagato la propria parte di danno. Adesso invece di pretendere in maniera inflessibile sacrifici economici dalla Grecia sarebbe bene che la Germania adempiesse ai propri obblighi.
Una settimana dopo il voto i sondaggi lo danno in crescita, addirittura al 27%.

Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.

Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Ancora più a destra ci sono i nazi-fascisti di Chrisi Avghi con a capo Nikos Michaloliakos. In queste elezioni hanno raccolto il “voto di protesta” e da percentuali irrisorie sono schizzati al 7%, avranno quindi 21 parlamentari. Pochi di quelli che li hanno votati avevano un’idea di chi fossero. Poco presenti in televisione, tutti conoscevano esclusivamente la faccia del loro presidente, un signore di mezza età in giacca e cravatta. Adesso dopo il boom elettorale i media si sono iniziati ad interessare di loro e il loro elettorato si è accorto all’improvviso che il loro presidente è l’unico che non ha la testa rasata e che sa mettere tre parole in fila. La loro campagna elettorale è basata sull’odio razziale, sono particolarmente attivi in alcuni quartieri di Atene dove aggrediscono gli immigrati picchiandoli e accoltellandoli. Secondo l’analisi dei voti relative ai seggi dove i poliziotti votano, un poliziotto su due ha votato per Chrisi Avghi, loro dicono di fare, nei confronti degli immigrati, quel lavoro che la polizia dovrebbe fare e non fa. Si propongono come forza repressiva al servizio del cittadino greco di colore bianco, non omosessuale, non di sinistra, non rom e meglio se ortodosso. Sono contro l’Europa e quindi contro il Memorandum.
A sinistra, in vicinanza del Pasok troviamo il partito Demokratiki Aristerà con a capo Fotis Kuvellis, i quali sono usciti alcuni anni fa dal Siriza. Sono un partito che a queste elezioni ha preso poco più del 6%, anche loro sono contro il Memorandum, vorrebbero un progressivo allontanamento dagli obblighi imposti dalla Trojka. Sostengono la permanenza della Grecia nell’Euro.

Il Siriza è il partito di sinistra che è andato meglio nelle elezioni tenutesi una settimana fa. Ha raccolto quasi il 17% dei voti e si è piazzato al secondo posto per numero di voti. In realtà è il vero vincitore di queste votazioni, ha raccolto svariate migliaia di voti in più provenienti da tutti coloro che vedono il Memorandum e le politiche di chi lo sostiene come la catastrofe della Grecia.  Alexis Tsipras è il suo leader, un giovane sotto i quaranta anni. Il Siriza è stato da sempre contro il memorandum criticando le scelte neo liberiste del Pasok e di Nea Dimokratia. Sostiene i diritti dei lavoratori ed è contro la politica dei tagli a stipendi e pensioni. Vorrebbero che la Grecia rimanesse in area Euro, ma vogliono sganciarsi dagli obblighi imposti dal Memorandum. Riguardo al debito, propongono di pagarlo, ma non in questa maniera assurda e selvaggia che sta stremando la società greca. La proposta è di congelare il debito e per due o tre anni investire gli introiti dello stato per il rilancio dell’economia e per i servizi al cittadino come la sanità e istruzione.
Un’altra cosa che chiedono, che ad esempio il Pasok non ha mai chiesto, è il risarcimento dei danni di guerra da parte della Germania. Per chi non lo sapesse, la Germania ha risarcito tutti gli stati che avevano subito dei danni dovuti all’invasione e ai crimini di guerra fatti durante la seconda guerra mondiale dall’esercito nazista. Tutti tranne la Grecia. Anche l’Italia a suo tempo ha pagato la propria parte di danno. Adesso invece di pretendere in maniera inflessibile sacrifici economici dalla Grecia sarebbe bene che la Germania adempiesse ai propri obblighi.
Una settimana dopo il voto i sondaggi lo danno in crescita, addirittura al 27%.

Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.

Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
A sinistra, in vicinanza del Pasok troviamo il partito Demokratiki Aristerà con a capo Fotis Kuvellis, i quali sono usciti alcuni anni fa dal Siriza. Sono un partito che a queste elezioni ha preso poco più del 6%, anche loro sono contro il Memorandum, vorrebbero un progressivo allontanamento dagli obblighi imposti dalla Trojka. Sostengono la permanenza della Grecia nell’Euro.
Il Siriza è il partito di sinistra che è andato meglio nelle elezioni tenutesi una settimana fa. Ha raccolto quasi il 17% dei voti e si è piazzato al secondo posto per numero di voti. In realtà è il vero vincitore di queste votazioni, ha raccolto svariate migliaia di voti in più provenienti da tutti coloro che vedono il Memorandum e le politiche di chi lo sostiene come la catastrofe della Grecia.  Alexis Tsipras è il suo leader, un giovane sotto i quaranta anni. Il Siriza è stato da sempre contro il memorandum criticando le scelte neo liberiste del Pasok e di Nea Dimokratia. Sostiene i diritti dei lavoratori ed è contro la politica dei tagli a stipendi e pensioni. Vorrebbero che la Grecia rimanesse in area Euro, ma vogliono sganciarsi dagli obblighi imposti dal Memorandum. Riguardo al debito, propongono di pagarlo, ma non in questa maniera assurda e selvaggia che sta stremando la società greca. La proposta è di congelare il debito e per due o tre anni investire gli introiti dello stato per il rilancio dell’economia e per i servizi al cittadino come la sanità e istruzione.
Un’altra cosa che chiedono, che ad esempio il Pasok non ha mai chiesto, è il risarcimento dei danni di guerra da parte della Germania. Per chi non lo sapesse, la Germania ha risarcito tutti gli stati che avevano subito dei danni dovuti all’invasione e ai crimini di guerra fatti durante la seconda guerra mondiale dall’esercito nazista. Tutti tranne la Grecia. Anche l’Italia a suo tempo ha pagato la propria parte di danno. Adesso invece di pretendere in maniera inflessibile sacrifici economici dalla Grecia sarebbe bene che la Germania adempiesse ai propri obblighi.
Una settimana dopo il voto i sondaggi lo danno in crescita, addirittura al 27%.

Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.

Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
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Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Il Siriza è il partito di sinistra che è andato meglio nelle elezioni tenutesi una settimana fa. Ha raccolto quasi il 17% dei voti e si è piazzato al secondo posto per numero di voti. In realtà è il vero vincitore di queste votazioni, ha raccolto svariate migliaia di voti in più provenienti da tutti coloro che vedono il Memorandum e le politiche di chi lo sostiene come la catastrofe della Grecia.  Alexis Tsipras è il suo leader, un giovane sotto i quaranta anni. Il Siriza è stato da sempre contro il memorandum criticando le scelte neo liberiste del Pasok e di Nea Dimokratia. Sostiene i diritti dei lavoratori ed è contro la politica dei tagli a stipendi e pensioni. Vorrebbero che la Grecia rimanesse in area Euro, ma vogliono sganciarsi dagli obblighi imposti dal Memorandum. Riguardo al debito, propongono di pagarlo, ma non in questa maniera assurda e selvaggia che sta stremando la società greca. La proposta è di congelare il debito e per due o tre anni investire gli introiti dello stato per il rilancio dell’economia e per i servizi al cittadino come la sanità e istruzione.
Un’altra cosa che chiedono, che ad esempio il Pasok non ha mai chiesto, è il risarcimento dei danni di guerra da parte della Germania. Per chi non lo sapesse, la Germania ha risarcito tutti gli stati che avevano subito dei danni dovuti all’invasione e ai crimini di guerra fatti durante la seconda guerra mondiale dall’esercito nazista. Tutti tranne la Grecia. Anche l’Italia a suo tempo ha pagato la propria parte di danno. Adesso invece di pretendere in maniera inflessibile sacrifici economici dalla Grecia sarebbe bene che la Germania adempiesse ai propri obblighi.
Una settimana dopo il voto i sondaggi lo danno in crescita, addirittura al 27%.
Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.

Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
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Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Il KKE è il partito comunista greco, con a capo Aleka Papariga. E’ da sempre contro il memorandum, per l’uscita dall’Unione Europea, dall’Euro e dalla Nato. Ha conservato la struttura stalinista sia nella prassi che nella teoria, non collabora con nessuno e aspetta che i tempi siano maturi per liberare il popolo greco dal capitalismo. A queste elezioni ha preso più dell’8%, ma già prima del voto la signora Papariga aveva affermato di escludere ogni tipo di collaborazioni per eventuali governi di sinistra, dicendo che “il popolo greco non è ancora maturo per queste cose”.
Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.

Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Antarsya fa parte dei partiti di sinistra, sostiene l’uscita dall’Euro e ovviamente la sospensione unilaterale dal Memorandum. Come gli altri partiti di sinistra sopracitati sostiene che il Memorandum è deleterio ed è una via senza uscita per il popolo greco. Anche loro come gliEcologisti non hanno oltre passato la soglia del 3% e quindi non entreranno in parlamento.
Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%


Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Risultati elettorali 
partito                     percentuale            parlamentari
Nea Dimokratia...........18,85 %......................108
Siriza...........................16,78%........................52
Pasok..........................13,18%........................41
Anerxartiti ellines..........10,60%........................33
KKE..............................8,48%.......................26
Chrisi Avghi...................6,97%........................21
Dimokratiki Aristera.......6,11%.......................19
------------------------------------------------------------------------
Ecologisti.......................2,93%
Laos..............................2,90%
Dim. Simmakia...............2,55%
Dim. Xana......................2,15%
Filo Elefteri.....................1,80%

Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Parte seconda. Il dopo voto. 

Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Parte seconda. Il dopo voto. 
Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 

Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Da un’analisi veloce del voto è facile capire che i partiti che hanno sostenuto il Memorandum imposto dalla Trojka hanno accusato un calo vertiginoso di voti. I due storici partiti Pasok e Nea Dimokrazia sono rimasti ben al di sotto delle loro aspettative, registrando il peggiore risultato nella loro storia. 
Il vero vincitore di queste elezioni è il partito di sinistra Siriza che con il suo risultato sorprendente rappresenta lo spirito di cambiamento e opposizione alla politica portata avanti fino ad ora. Oltre ai voti dell’elettorato di sinistra ha raccolto molti voti in fuga dal Pasok.
Il partito Anexartiti Ellines, con le sue posizioni di rottura con il Memorandum ha attirato un grosso consenso da destra provocando un emorragia di voti da Nea Dimokratia, mentre Dimokratiki Aristerà, facendo parte di una sinistra più riformista e moderata, ha sicuramente raccolto molti voti provenienti dal Pasok. Un leggero calo di voti lo registra anche il KKE, forse proprio a causa delle dichiarazioni della propria leader Aleka Papariga che subito prima delle elezioni ha affermato di non voler collaborare con nessuno. 
L’ingresso in parlamento di Chrisi Avghi è la novità, che in realtà era stata ampiamente annunciata dai sondaggi. Hanno raccolto il voto del malcontento o altrimenti detto di protesta.
Molte persone hanno deciso di votare un partito dichiaratamente antidemocratico nell’intento di punire i grandi partiti che da generazioni si alternano al potere e che in questi ultimi anni hanno dimostrato di essere uguali nella sostanza. 
Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.

In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
Anche se in campagna elettorale sia il Pasok che Nea Dimokratia avevano affermato di non voler collaborare l’uno con l’altro, la maggioranza dei greci ha tirato un sospiro di sollievo quando i risultati hanno confermato che i due partiti messi insieme non raggiungevano la maggioranza dei voti, a niente è servito il premio di cinquanta parlamentari in più che viene assegnato al primo partito. 
Se non fosse stato così ci sarebbe stata una continuità di governo tra i vincitori delle elezioni e il precedente governo di Lucas Papadimos e questo sarebbe stato deleterio per la società greca perché avrebbe dato nuovo vigore alle spinte neo-liberiste legate al volere della Trojka. Forti del loro rinnovato consenso avrebbero definitivamente annientato ciò che resta del paese.
In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.

Francesco Moretti
In Grecia i governi vengono formati così: se nessun partito prende la maggioranza assoluta dei voti, il Presidente della Democrazia da mandato al primo partito di formare una coalizione di governo. Se il primo partito non trova alleanze, la palla passa al secondo, poi al terzo e così via.
Se alla fine di questa procedura non si è formata nessuna coalizione di governo, allora il Presidente della Democrazia (Carlos Papoulias) chiama a raccolta tutti i partiti e verifica l’eventuale fattibilità di un governo, conduce quindi una mediazione nel tentativo di scongiurare un nuovo voto. 
Tutte le consultazioni fatte dai partiti non hanno portato alla formazione di un governo, Nea Demokratia e Pasok sono isolati nel panorama politico in quanto rappresentanti del Memorandum oltre che palesi perdenti. 
Siriza che dal risultato elettorale esce vincente e incarna il sentimento di rottura del popolo greco, non ha abbastanza parlamentari per formare un governo da solo. Anche alleandosi con il partito Dimokratiki Aristerà rimane sotto la soglia della maggioranza. Il partito comunista KKE aveva già in precedenza dichiarato di non voler collaborare ad un governo di sinistra, ma anche se dovesse cambiare idea, il suo contributo non basterebbe a passare la soglia dei 151 parlamentari utili per formare un governo.
Da alcuni giorni sono iniziate le consultazioni del Presidente della Democrazia, con tutti i partiti e un’ipotesi di governo possibile era emersa. Sarebbe stato possibile fare un governo a tre con Pasok, Nea Dimokratia e Demokratiki Aristerà, ma in realtà ciò sarebbe stato possibile con i numeri è non con i fatti. Questo vorrebbe dire ignorare il segnale emerso in maniera forte dalle elezioni e fare un governo dei perdenti che continua la politica di prima. Questa ipotesi che per alcune ore è stata in piedi ha subito portato il Siriza al 27% nei sondaggi, ben dieci punti sopra il risultato elettorale. Sia Pasok che Nea Dimokratia che Demokratiki Aristerà sanno che un governo di questo genere è rischioso perché porterebbe alla rivoluzione. 
Proprio valutando questo fattore Demokratiki Aristerà si è ritirata dalla coalizione a tre ponendo come punto assolutamente inevitabile una partecipazione del Siriza.
Dovete a questo punto sapere che subito dopo le elezioni abbiamo assistito a tutta una serie di valutazioni elettorali dove sembrava che sia il Pasok che Nea Dimokrazia fossero quasi concordi col Siriza, disposti a smussare le loro posizioni a favore del Memorandum, invitando il Siriza a intraprendere un governo che loro avrebbero appoggiato.
Ma quando il presidente del Siriza Alexis Tsipras a invitato Pasok e Nea Dimokratia a passare dalle parole ai fatti i toni concilianti sono cambiati in maniera repentina. Tsipras aveva infatti invitato i presidenti di partito firmatari del Memorandum a inviare una lettera di disdetta alla Trojka dove si dichiaravano di non adempire alle misure pattuite. 
In più veniva proposta una mediazione su cinque punti proposti dal Siriza come accordo minimo per una alleanza di governo. La proposta era questa:
1. Riconoscere la necessità di annullare i provvedimenti del memorandum e le leggi vergogna che hanno ulteriormente tagliato i salari e le pensioni.
2. L'abrogazione delle leggi che catalizzano i diritti fondamentali del lavoro, come la legge che abolisce la contrattazione collettiva.
3. Promuovere cambiamenti nel sistema politico per approfondire la democrazia, come la modifica della legge elettorale e l'introduzione della rappresentanza proporzionale, e l'abrogazione della legge sulla responsabilità dei ministri.
4. Mettere a controllo pubblico il sistema bancario e rendere pubblica la relazione della Black Rock.
5. Creare una commissione internazionale per monitorare il debito pubblico oneroso e mettere una moratoria sul rimborso.
Ovviamente non è stato possibile conciliare delle posizioni così diverse. 
Adesso sono finite le consultazioni del Presidente della Democrazia per valutare un governo di unità nazionale ed è notizia di pochi minuti fa che un governo di transizione porterà il paese a nuove elezioni che si terranno il 17 giugno. 
Intanto c’è da dire che le pressioni internazionali sulla Grecia sono fortissime, la dose di soldi che sarebbe dovuta essere versata a giugno in cambio dell’attuazione di altri 77 provvedimenti antisociali è in forse. Comunque, questi soldi, come i 130 miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto a febbraio saranno destinati per il 92% a pagare gli interessi sui prestiti e i creditori dello stato greco, non andranno certo a rincuorare il morale di chi ha perso il lavoro, di chi il lavoro ce l’ha ma prende un terzo dello stipendio o di chi non ha più soldi per comprare lo stretto necessario per vivere. C’è da considerare che la Trojka ha tirato talmente la corda che adesso il gran parte del popolo greco non ritiene più che l’uscita dall’Euro porterà la Grecia alla povertà in quanto la povertà è già di casa in Grecia. Il terrorismo mediatico che il Pasok e Nea Dimokratia portano avanti dicendo che se il paese esce dall’Euro ci saranno i supermercati con gli scaffali vuoti e non ci sarà benzina per viaggiare e petrolio per scaldarsi fa ormai poco effetto, la gente inizia a capire che gli scaffali dei supermercati pieni di prodotti non hanno senso se non hai i soldi in tasca per comprarli.
Il duetto Merkel e Sarkozy che umiliano il popolo greco con le loro risatine ironiche e costringono Papandreou a ritirare il referendum che aveva proposto nell’autunno 2011 hanno portato il sentimento anti-europeo ai massimi livelli. Adesso è inutile che i signori della Trojka si sbilanciano in dichiarazioni dove affermano di rispettare a pieno il voto democratico espresso dal popolo greco, come minimo queste dichiarazioni appaiano ipocrite.
In più adesso è chiaro che la politica della Merkel è sempre più isolata in Europa, adesso che è rimasta senza il suo fido compare Sarkozy e che valutando la posizione instabile della Spagna, del Portogallo e dell’Italia è forse l’Europa che dovrebbe temere l’uscita della Grecia dall’Euro e non viceversa.  
Adesso che la Grecia va verso le elezioni, non voglio neanche immaginare che sorta di pressione verrà attuata al livello internazionale, che sporcizia dovremo ancora vedere. E’ chiaro che per la Trojka piegare l’orgoglio della Grecia è un punto fermo, vorranno a tutti i costi evitare un precedente, qualcosa che possa innescare un cambiamento in Europa. 
Importantissima sarà la solidarietà internazionale dei popoli contro l’Europa unita dei banchieri.
Francesco Moretti
Francesco Moretti